Il film della settimana/ “Bird island” di Maya Kosa e Sergio Da Costa (Svi)

200

Pietro Colagiovanni *

Premiato al festival cinematografico di Locarno questo docufilm a quattro mani dei registi svizzeri Maya Kosa e Sergio Da Costa è ambientato in un centro ornitologico e di riabilitazione vicino Ginevra. Il centro è reale, le persone che ci lavorano anche mentre è un attore il giovane apprendista, Antonin che deve subentrare a Paul, un operatore prossimo alla pensione. Antonin, dopo una lunga malattia che gli comporta una forte spossatezza viene introdotto al lavoro nel centro come occasione di reinserimento sociale e lavorativo.

La trama sostanzialmente è tutta qui, con un io narrante fuori campo che commenta, in modo molto asciutto, l’esperienza quotidiana . Il resto è l’osservazione documentaristica della vita nella struttura di chi ci lavora e soprattutto degli ospiti, gli uccelli ma anche i ratti che servono da cibo per i volatili. Non manca una morale profondamente ecologista, con la sottolineatura di come il mondo naturale sia a rischio a causa delle attività umane. Una filosofia verde che i due registi dichiaratamente perseguono ed in cui credono fermamente.

Il film quindi alterna brevi dialoghi a immagini degli animali, con qualche digressione musicale quasi lisergica non propriamente intonata con il resto della narrazione. Il film ha un ritmo molto compassato, con una scrittura in cui il silenzio ed il minimalismo evocativo delle immagini si alternano senza soluzione di continuità.

Il punto probabilmente è che il docufilm, molto in voga ai giorni nostri, è pur sempre un ibrido. Non è solo narrazione romanzata ma non è neanche descrizione e attestazione di quanto avviene nella realtà quotidiana. E’un mix dell’uno e dell’altro ma rischia, a volte, di non essere né l’uno né l’altro. Un rischio che questa opera dei due giovani registi svizzeri probabilmente corre, nonostante una regia pulita e corretta ed una buona fotografia. Al termine dell’ora di proiezione prevale la sensazione di inespresso, di un’evocazione che si perde nell’evocazione stessa, di significanti che non arrivano al significato. Gli spunti ci sono ma vanno centrati meglio e forse con più vigore.

Voto 2,75/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

seguimi suTwitter @PietroColagiov1

mail [email protected]

Commenti Facebook