Gli anziani italiani non si curano più. Terapie costose, tempi lunghi e carenze di medici

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Aumentano, in Italia, gli ultra sessantacinquenni che, scoraggiati dalle difficoltà, rinunciano a curarsi o a sottoporsi ad accertamenti clinici: sarebbero circa 3 milioni e 200 mila su 4 milioni di malati cronici. Secondo il rapporto Osserva Salute 2018, nel 2028 il numero di malati cronici salirà a oltre 25 milioni, più dell’80% dei quali sopra i 65 anni, i nostri anziani si curano sempre meno, scoraggiati dalla carenza di personale medico, dal costo dei farmaci, dalle infinite liste d’attesa per effettuare controlli clinici, mancanza di strutture ambulatoriali.

Un fenomeno che si solito aumenta durante l’estate, complici le alte temperature che scoraggiano gli anziani e li limitano negli spostamenti fuori casa anche nel caso di malesseri per i quali dovrebbero rivolgersi al pronto soccorso o andare dal medico di famiglia.

Basti pensare che non tutti i farmaci che servono a un malato cronico possono essere oggetto di prescrizione medica.

Si tratta di emergenza causata sia dai tagli alle spese di Stato e Regioni che devono contenere i costi della sanità e quindi limitano i servizi sia dal complesso sistema di accesso alle prestazioni e ai piani terapeutici individuali.

Le procedure amministrative previste sono spesso complicate per cui più di un quinto di malati cronici abbandona la cura senza rendersi conto che gli effetti negativi sulla propria salute, nella maggior parte dei casi, non sono immediati ma possono comparire anche dopo molto tempo.

Ma cosa accade in concreto? «Un diabetico, per esempio, non prenda più le sue compressine perché costano o perché è difficile ottenere la prescrizione del medico: subito non avrà sintomi ma si sentirà male dopo sei mesi…». Sapere di dover attendere anche un anno per una tac e una scintigrafia, è un altro fattore che induce a lasciar perdere, il numero dei medici, ospedalieri e di base è insufficiente.

Quali provvedimenti sono necessari, allora? «La prima cosa da fare è diminuire le liste d’attesa attraverso l’aumento del numero di ore sul territorio degli ambulatori specializzati portandoli al massimale orario di 38 ore settimanali e istituendo nuovi turni per le branche critiche.

Una soluzione sarebbe l’aumento delle borse di studio nelle specialità carenti come medicina d’urgenza, radiologia, anestesia, chirurgia, ginecologia, ortopedia.

Manca una rete di assistenza socio-sanitaria adeguata, occorre il potenziamento delle strutture territoriali, dopo anni di depauperamento dei servizi, che sta costringendo i cittadini a rinunciare alle cure o a rivolgersi in maniera inappropriata al pronto soccorso.

Inoltre i farmaci: non tutti quelli che servono a un malato cronico, gli over 65, sono mutuabili: costano e non sempre sono reperibili.

Quando nel 2028 il numero di malati cronici salirà a oltre 25 milioni, la patologia più frequente sarà ipertensione, con quasi 12 milioni di persone affette, l’artrosi/artrite interesserà quasi 11 milioni di italiani: per entrambe le patologie si stima già la presenza di oltre 1 milione di malati in più nel 2018 rispetto all’anno precedente. Tra 10 anni gli italiani affetti da osteoporosi, invece, saranno circa 5,3 milioni (+500 mila) e i diabetici saranno oltre 3,6 milioni, i cardiopatici circa 2,7 milioni, un “esercito” al quale bisogna cominciare a pensare subito con iniziative concrete. «L’allarme c’è: gli anziani aumentano e i soldi pubblici non sono sufficienti, i cittadini si sono stancati, governo e parlamento devono intervenire.

Alfredo Magnifico

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