E fu così che Roberto Giacobbo ci diede una bella lezione: meditate, gente, meditate…

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l 29 gennaio ho seguito, come è mio solito, l’interessantissima trasmissione di Roberto Giacobbo su una importante rete nazionale.
Come forse qualcuno saprà, il bravo conduttore romano si è soffermato ampiamente sui castelli di Roccamandolfi (IS) e di Pescolanciano (IS). Il primo diroccato, ma ricco di storia e simboli, immerso in un panorama selvaggio e mozzafiato al tempo stesso, l’altro abitato da una famiglia che, attraverso la sua presenza e nonostante le latitanze artistico-culturali nostrane, ne sta perpetuando la vita. Una vita che si merita, come tutti gli altri castelli.
Apprezzo Giacobbo perché pone grande passione in quello che fa e la trasmette ai telespettatori, come Alberto Angela. Lo ringrazio di cuore per lo spazio che ha dato alle nostre dimenticate bellezze e al modo con cui lo ha fatto, ma muovo un sonoro rimprovero a tutti i coloro i quali stanno relegando il nostro patrimonio storico, artistico e  paesaggistico nell’oblio più assoluto.
Ci voleva un presentatore di fama nazionale per farci aprire gli occhi! Vergognoso credo sia la parola giusta per qualificare l’atteggiamento di pressappochismo che abbiamo un po’ noi tutti gente del Molise, che non sa fare squadra intorno ad un obiettivo comune, il quale potrebbe essere non solo il giusto trattamento di beni che lo meritano, ma anche lo strumento per farci uscire dall’isolamento e ripopolare i nostri incontaminati borghi.
La Soprintendenza nostrana sembra sonnecchiare su tutto questo, gli amministratori locali sono ormai in letargo. Persino i canali che hanno formalmente istituito come elemento di dialogo con il cittadino, semplicemente perché “così fan tutti”, sono pieni di ragnatele perché a domanda non corrisponde mai risposta.
E noi dovremmo ancora insistere sulla esistenza della regione Molise? Pensiamo piuttosto a ciò che conta, non a ciò che costituisce fonte di dispendio economico, a cui non corrisponde la crescita e lo sviluppo di questo piccolo lembo di terra. Questo è feudalesimo ed arretratezza, non quello di chi si batte per difendere la vita umana in tutte le sue forme e di chi è contrario al relativismo sessuale. Diamo alle parole il loro giusto significato!
Riflettiamo bene su che cosa vogliamo per un territorio che sta consumandosi come uno stoppino, e che vede sempre e solo attori esterni parlarne bene ed accendere i riflettori.


Elisabetta Diolaiti

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