Crolla l’occupazione, aumentano le disuguaglianze territoriali e di genere

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L’Istat ha pubblicato i dati sull’occupazione del 2° trimestre 2020, è una catastrofe; calo senza precedenti, disoccupati saliti a 2.057.000, inattivi tra i 15 e 64 anni aumentati del 5,5% rispetto al primo trimestre e di 10 punti raggiungendo le 14.183.000 unità.

Gli occupati calano di 470.000 unità rispetto al primo trimestre e di 841.000 unità rispetto al secondo trimestre 2019, soprattutto tra gli occupati a termine e  indipendenti, ha contribuito ad evitare il disastro il blocco dei licenziamenti imposto dal governo.

Rispetto al secondo trimestre 2019 i dipendenti a termine diminuiscono di 677.000 unità (-21,6%) mentre gli indipendenti perdono 219.000 unità (-4,1%) a fronte di un -3,6% dell’occupazione complessiva, il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni scende al 57,6%.

Il calo maggiore è nel Mezzogiorno (-3,2 punti) e nel Centro (-3,0 punti) in confronto al Nord (-0,8 punti), si associa l’aumento più intenso del tasso di inattività nelle regioni meridionali e centrali (+4,4 e +4,0 punti, rispettivamente) rispetto al Nord (+2,7 punti).

Tra le donne è maggiore il calo del tasso di occupazione (-2,2 punti in confronto a -1,6 punti gli uomini) e di quello di disoccupazione (-2,3 e -1,9 punti, rispettivamente) in concomitanza al maggiore aumento del tasso di inattività (+3,9 e +3,2 punti).

Il tasso di occupazione e disoccupazione diminuisce in modo molto più sostenuto per gli stranieri (-5,5 e -4,2 punti) in confronto agli italiani (-1,5 e -1,7 punti), mentre il tasso di inattività aumenta di più per gli stranieri (+9,5 punti rispetto a +2,9 punti per gli italiani).

L’aumento del divario generazionale non colpisce la fascia tra i 15 e i 34 anni: per i 35-49enni cala di 1,6 punti, quello di disoccupazione di 1,8 punti e quello di inattività mostra un incremento di 3,3 punti, diminuisce con minore intensità il tasso di occupazione per gli over50 (-0,8 punti), insieme al calo del tasso di disoccupazione e alla crescita di quello di inattività (-1,2 e +1,6 punti).  

Il tasso di occupazione scende al 78,0% per i laureati (-2,0 punti), al 62,9% per i diplomati (-2,6 punti) e al 42,8% per chi ha conseguito al massimo la licenza media (-1,4 punti). Il tasso di disoccupazione oscilla tra il 4,7% per i laureati (-0,7 punti), il 7,3% per i diplomati (-1,9 punti) e il 10,5% per quanti hanno un titolo più basso (-3,0 punti).

Elevato il divario nel tasso di inattività che passa dal 18,1% dei laureati (+2,8 punti), al 32,0% dei diplomati (+4,3 punti) e al 52,0% (+3,3 punti) per chi possiede un basso livello di istruzione, si riducono anche le ore di lavoro, del 13,1% rispetto al trimestre precedente e del 20% rispetto allo stesso periodo del 2019, coerenti con la fase di eccezionale caduta dell’attività economica, per la flessione del Pil dell’ultimo trimestre pari al 12,8% in termini congiunturali.

A perdere il lavoro soprattutto dipendenti con contratto non superiore a 6 mesi (428 mila nel secondo trimestre) e i giovani, della fascia 15-34 anni che è scesa al 39,1%, nel 2008 era oltre il 50%, non ci sono state nuove assunzioni a tempo determinato, di stagionali.

L’ammontare di occupati nei primi sei mesi dell’anno è inferiore di oltre 400 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le ore lavorate nel 2° trimestre sono diminuite del 13,15% e del 20% su base trimestrale e annua, mentre l’attività economica è letteralmente crollata.

Alfredo Magnifico  

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