Area di Crisi nel Distretto Produttivo “Bojano– Isernia– Venafro”: le istituzioni intervengano

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petraroia michele 1La crisi devastante della GAM srl, dell’ITTIERRE SpA e di diverse aziende metalmeccaniche e dell’indotto auto del Nucleo Industriale inducono le istituzioni ad approntare strumenti d’intervento straordinari aprendo un confronto serrato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere il riconoscimento formale dell’Area di Crisi nel Distretto Produttivo “Bojano – Isernia – Venafro”. Come accade per altri territori nazionali anche per il Molise, il Governo, ha il dovere di accompagnare la ripresa economica e sociale di parte della nostra regione che sconta la concomitanza nefasta della crisi della più grande filiera avicola meridionale, della più significativa filiera tessile del Centro-Sud e di numerose imprese metalmeccaniche e dell’automotive.

Su un’area di 100 mila abitanti sono a rischio 2 mila posti di lavoro in tre settori economici che hanno trainato il PIL regionale nel corso degli ultimi decenni.
Con numeri impressionanti come quelli riportati nell’ultimo Rapporto SVIMEZ e ancora di più con il recente Rapporto della Banca d’Italia, il Molise ha visto peggiorare in modo drastico i propri indicatori e non dispone di opportunità significative con gli strumenti di politiche regionali per invertire il trend e contrastare il declino economico e sociale.
Per queste ragioni occorre uno scatto di responsabilità delle istituzioni locali e delle parti sociali per promuovere con tempestività delle iniziative a sostegno di un “CONTRATTO DI SVILUPPO” e/o di un “ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO” che nel Distretto Industriale di Bojano – Isernia – Venafro preveda facilitazioni per gli investimenti, agevolazioni per nuove occupazioni, sostegni per il riassorbimento dei lavoratori collocati in cassa integrazione e in mobilità di aziende in crisi e incentivi per la reindustrializzazione del territorio nelle zone d’insediamento già individuate dal “CONTRATTO D’AREA del MOLISE INTERNO”.
A tal proposito ci si riporta all’esperienza di tale strumento di programmazione negoziata che ebbe il proprio cardine istituzionale presso il Comune di Isernia, che seppe coinvolgere le forze sociali e le amministrazioni locali in una progettualità condivisa e che potrebbe essere positivamente replicata d’intesa con il Governo e con la Regione.

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