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Un italiano su tre non può permettersi una vacanza

redazione informamolise
15 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Secondo Eurostat un italiano su tre nel 2025 non era in grado di pagarsi neanche la vacanza di una settimana lontano da casa, il 36,8% dei residenti con almeno 16 anni, per la precisione, per la Ue era molto più bassa, il 27,5%.


La percentuale sale di molto tra chi vive sotto la soglia europea del rischio di povertà: il 63,2% non ha le risorse per trascorrere una settimana fuori, ma anche chi sta sopra quella soglia, il 29,4%, non ha le risorse per sette giorni di vacanza, quindi anche famiglie che ufficialmente non risultano povere arrivano a fine mese senza ossigeno, senza margine, è sufficiente una spesa imprevista, un contratto non rinnovato, una malattia, una riparazione a mettere in crisi il bilancio.


I numeri sono riportati dall’Alleanza contro la povertà che denuncia: le ferie sono finite, ma per molti non sono mai iniziate, non si tratta solo di inoccupati o di persone in condizioni di grave disagio socio-economico, ma anche di tanti lavoratori, a cui il lavoro però non permettere di allontanarsi perché pur lavorando sono poveri,il non poter partire per una vacanza misura un’impossibilità economica e non sempre coincide con il fatto di non avere ferie o di non usufruirne.

Nel 2025 era a rischio di povertà il 14,1% dei lavoratori dipendenti italiani con un contratto a termine, più del doppio rispetto al 6,8% registrato tra i dipendenti a tempo indeterminato (Eurostat), la differenza era più marcata per le donne: tra quelle con un contratto a termine il rischio di povertà raggiungeva il 17,7%, contro il 10,4% degli uomini nella stessa condizione lavorativa.


La discontinuità espone più facilmente a un reddito insufficiente soprattutto quando nella famiglia c’è un solo percettore di reddito, sono presenti figli o persone da assistere oppure una parte consistente del reddito viene assorbita dall’affitto.

Esiste un problema ancora più ampio, il cosiddetto working poor, il lavoro povero, nel 2025 ben il 10,2% degli occupati maggiorenni era a rischio di povertà, contro la media Ue dell’8,3%: più di un lavoratore italiano su dieci viveva in una famiglia con un reddito inferiore alla soglia europea di rischio di povertà, non solo: secondo i dati Istat nel 2024 si trovava in povertà assoluta l’8,7% delle famiglie la cui persona di riferimento era un lavoratore dipendente, quando la persona di riferimento era operaia o assimilata, l’incidenza saliva al 15,6%, il lavoro quindi, non rappresenta più un fattore di protezione sufficiente contro la povertà.

I più esposti all’incertezza del reddito e alla difficoltà di esercitare pienamente alcuni diritti, compreso quello al riposo, sono i lavoratori precari, per loro, qualunque sia la tipologia contrattuale, spesso non esiste un periodo di ferie retribuito: se non lavorano, non fatturano e non guadagnano. Il diritto al riposo non sempre viene negato apertamente, spesso viene reso impraticabile dalle condizioni economiche e dai rapporti di forza, poi c’è il lavoro irregolare, che sfugge in parte alle statistiche: ferie, malattia, riposi e contributi sono una chimera e possono essere negati del tutto ed è qui dove la povertà incontra lo sfruttamento.


L’aumento dell’occupazione è un dato importante, non ci si  può limitare a contare quanti posti vengono creati, ma occorre chiedersi quali tutele prevedano e se garantiscano alle persone di vivere dignitosamente. 

Per milioni di persone le ferie non sono una scelta rinviata, ma una possibilità che non è mai esistita. Il riposo è un diritto che ha a che fare con la dignità, il benessere e la salute.

Servirebbero contratti realmente rappresentativi, meno precarietà e più continuità lavorativa, una limitazione del ricorso improprio ai contratti a termine, al lavoro intermittente, alle collaborazioni e alle false partite Iva, favorendo la trasformazione dei rapporti continuativi in lavoro stabile, e inoltre ferie, riposi e ore lavorate realmente garantiti, anche rafforzando i controlli contro il lavoro nero, aumentando il personale ispettivo e concentrando gli interventi nei settori più esposti allo sfruttamento, misure contro la povertà accessibili anche a chi lavora, servizi pubblici che riducano le spese indispensabili, poiché casa, trasporti, scuola, servizi educativi e assistenza incidono direttamente sul reddito disponibile.

Alfredo Magnifico 

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