Trent’anni di salari fermi: -6,6%
- redazione informamolise
- 31 lug
- Tempo di lettura: 2 min
L’Ufficio parlamentare di bilancio certifica il calo delle retribuzioni reali nel settore privato dal 1990 al 2026: “Un modello redistributivo che mostra tutti i suoi limiti”.

Dal 1990 al 2026 le retribuzioni reali sono diminuite del 6,6%, una fotografia che conferma come la questione salariale rappresenti uno dei principali nodi irrisolti dell'economia italiana, non ho difficoltà ad affermare che la colpa è dell’ignavia sindacale e della voracità Padronale.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), analizza l'evoluzione dei salari e gli effetti delle riforme dell'Irpef nel tentativo di capire quanto il fisco sia riuscito a compensare la lunga stagnazione delle buste paga.
Secondo l’Ufficio parlamentare gli interventi sull’Irpef, in particolare quelli del 2014 e del 2025, hanno in parte alleggerito il prelievo fiscale sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi, attenuando in parte la perdita di potere d'acquisto, il risultato è un aumento della capacità redistributiva dell’imposta: l’indice utilizzato dagli esperti è più che raddoppiato, passando da 0,028 a 0,065, soprattutto grazie alle modifiche apportate all’Irpef.
Per l’Ufficio parlamentare di bilancio il sistema attuale presenta criticità ormai evidenti, in quanto la redistribuzione si regge, quasi, esclusivamente sulla tassazione progressiva del lavoro dipendente, mentre altre categorie di reddito beneficiano di trattamenti differenti.
Secondo UPB il modello redistributivo attuale potrebbe aver raggiunto i propri limiti, sia a causa del crescente carico fiscale sui redditi medio-alti sia per le disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati.
A rendere più difficile la situazione hanno contribuito i fenomeni strutturali che caratterizzano il mercato del lavoro italiano: la diffusione del part-time, la precarizzazione dei rapporti di lavoro e la crescente segmentazione tra settori, qualifiche e tipologie contrattuali, fattori che hanno ampliato le disuguaglianze retributive.
Nel rapporto emerge anche il ritorno dell’inflazione, alimentato soprattutto dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei prezzi dell’energia, che rischiano di riaprire il problema del fiscal drag, (l'aumento della pressione fiscale determinato dal mancato adeguamento degli scaglioni Irpef all'inflazione).
L’Upb richiama l’attenzione sulla scelta contenuta nella legge di bilancio 2026 di applicare un regime fiscale sostitutivo agli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, decisione che mette in luce una contraddizione del sistema: la tassazione ordinaria degli incrementi salariali è diventata talmente elevata da rendere necessario un regime speciale per evitare che gli aumenti vengano in larga parte assorbiti dal fisco.
UPB conclude che la leva fiscale, da sola, non può affrontare le cause profonde della stagnazione salariale.
Per rafforzare la redistribuzione, l’Upb indica alcune direttrici:
· rivedere i regimi fiscali agevolati che riducono la base imponibile,
· intensificare il contrasto all'evasione fiscale
· affiancare alle misure tributarie politiche strutturali capaci di sostenere salari, occupazione stabile e qualità del lavoro.
A queste potrebbero aggiungersi strumenti di sostegno al reddito finanziati dal lato della spesa pubblica.
Alfredo Magnifico



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