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Termoli, 17 aprile 2026, “Per una pace disarmata e disarmante”

  • redazione informamolise
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Venerdì 17 aprile a Termoli alle ore 18:30, presso la Sala “Ecclesia Mater” della Curia Vescovile in Piazza S. Antonio, si terrà un momento pubblico di approfondimento a partire dalla Nota Pastorale “Educare ad una Pace Disarmata e Disarmante”, approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana il 19 novembre 2025.



Mai come in questi tempi, segnati da fatti epocali e drammatici, ci appelliamo alle parole di Papa Leone XIV: «Non ho paura». Tre parole. Le ha dette in volo, ai giornalisti, mentre l’aereo lo portava verso l’Africa, verso i poveri, i dimenticati, gli scartati, verso quella parte del mondo che il potere impara presto a non guardare. Semplici. Serene. Senza alzare la voce.


Mi sono fermato su quelle parole. A lungo.

Sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aperto il telefono e ha scritto parole di fuoco contro di lui. Lo ha chiamato «debole», «pessimo». Ha detto che senza la Casa Bianca quel Papa non sarebbe in Vaticano. Due aerei in volo. Due direzioni.

Due parole sul mondo.


Eppure c’è una domanda che brucia: perché il presidente più potente della terra ha sentito il bisogno di attaccare un uomo che non ha eserciti, non ha mercati, non ha bombe? Leone XIV ha chiesto la fine della guerra. Ha detto che troppe persone muoiono. Troppi innocenti. Ha detto che qualcuno deve alzarsi e dire che c’è un’altra strada. È questo il crimine? (don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli)


L’evento del 17 aprile è organizzato da Pax Christi Italia e dal Movimento dei Focolari Italia e vedrà l’intervento di due relatori. Don Bruno Bignami, docente di Teologia Morale e direttore dell'Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, ispirandosi a papa Leone, illustrerà i contenuti del documento dei vescovi che muove da un’analisi della situazione

attuale, segnata da numerosi conflitti, dalla “inutile strage” di civili e bambini, dagli armamenti come strategia di deterrenza e da una cultura sempre più diffusa della violenza, per aprirsi ad “una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli”.


Sono, infatti, numerosi gli ambiti chiamati oggi ad essere “case di pace”: dalla preghiera per i credenti, alla famiglia, alla scuola, per arrivare all’intera società civile e alla politica, attraverso l’insegnamento e la pratica della nonviolenza, assicurando sviluppo e solidarietà - che sono “i nomi nuovi” della pace - e ponendo fine alla corsa al riarmo.


Chiara Pagano, ricercatrice in Storia e Istituzioni dell’Africa, presso l’Università di Pavia, approfondirà un aspetto specifico dal punto di vista storico, all’interno dei diversi ambiti di conflitto che concorrono al panorama attuale: “la guerra che abbiamo fatto mentre ci pensavamo in pace: le politiche per il controllo dei confini”.


Sarà dato ampio spazio ad interventi dal pubblico, per porre domande ai relatori e anche per raccogliere esperienze che, dalla sfera locale a quella internazionale, contribuiscono a costruire un percorso di pace, di nonviolenza e di solidarietà.

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