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Snami dice No all’obbligo delle sei ore settimanali per tutti i medici di medicina generale

  • redazione informamolise
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Lo SNAMI Molise esprime il pieno sostegno alla decisione dello SNAMI nazionale di non sottoscrivere lo stralcio dell’Accordo Collettivo Nazionale che introduce l’obbligo delle sei ore settimanali per tutti i medici di medicina generale.




«C’è chi continua a sostenere che questo modello garantisca l’autonomia professionale. Evidentemente lo fa senza conoscere più, da anni, la realtà quotidiana della medicina generale», dichiara il Presidente regionale dello SNAMI Molise, Federico Di Renzo.


«Imporre per contratto un monte ore obbligatorio da svolgere in strutture individuate dall’organizzazione pubblica non significa rafforzare l’autonomia del medico, ma introdurre una vera e propria forma di dipendenza mascherata. Si tratta di un sistema fondato su obblighi coercitivi che svuota progressivamente la libertà organizzativa e professionale del medico di famiglia.»


Per lo SNAMI, inoltre, la misura non affronta il vero nodo della crisi della medicina territoriale.


«Le sei ore obbligatorie non aumentano il numero dei medici di medicina generale, né risolvono la cronica carenza di professionisti che interessa ormai tutto il Paese. Si aggrava ulteriormente il lavoro di chi è già oggi gravato da carichi assistenziali sempre più elevati, senza offrire alcuna risposta concreta alle difficoltà di accesso alle cure da parte dei cittadini. Imporre ulteriori 6 ore settimanali di attività ad un massimalista che oggi garantisce gia le 25 ore di ambulatorio alle quali si sommano le ore tra domiciliari e back office rischia di far diminuire la qualità del servizio prestato.» aggiunge Enzo Colacci, consigliere regionale SNAMI Molise.


Il sindacato ribadisce che il rilancio della medicina generale passa attraverso scelte completamente diverse.


«Continuiamo a chiedere con forza l’abolizione definitiva del ruolo unico, che ha ormai dimostrato tutti i suoi limiti. È necessario ripristinare un contratto dedicato alla quota oraria dei servizi, sul modello della specialistica ambulatoriale, distinto dalla medicina convenzionata a ciclo di scelta. Solo separando chiaramente i due ambiti sarà possibile garantire servizi territoriali efficienti senza sacrificare l’autonomia professionale dei medici di medicina generale.»


Secondo lo SNAMI Molise, è inoltre indispensabile restituire attrattività alla professione.


«In un momento storico in cui sempre più incarichi restano scoperti e cresce la difficoltà nel reperire nuovi medici di famiglia, introdurre ulteriori obblighi rappresenta un segnale che rischia di allontanare ancora di più i giovani dalla medicina generale. La professione tornerà attrattiva solo se verranno restituite dignità, autonomia, prospettive e condizioni di lavoro realmente sostenibili.» aggiunge Simone Cataldo, addetto stampa regionale.


Anche il futuro delle Case di Comunità richiede un approccio diverso.


«Le Case di Comunità possono rappresentare un’importante opportunità di sviluppo dell’assistenza territoriale soltanto se costruite sulla partecipazione volontaria dei professionisti, sulla valorizzazione delle competenze e su modelli organizzativi flessibili. Non possono diventare il luogo in cui si realizza, per via contrattuale, una progressiva subordinazione del medico convenzionato.» aggiunge Antonia De Socio, segretario regionale.


Lo SNAMI Molise conclude ribadendo la propria disponibilità al confronto.

Conclude Di Renzo: «Siamo pronti a confrontarci con le istituzioni per costruire una medicina territoriale moderna, efficiente e vicina ai cittadini. Ma ogni riforma deve partire dal rispetto dell’autonomia professionale, della natura convenzionata della medicina generale e dalla consapevolezza che il vero rilancio del sistema passa attraverso il coinvolgimento dei medici, non attraverso l’imposizione di nuovi vincoli organizzativi.»

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