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Povertà e precarietà, in Italia va sempre peggio

redazione informamolise
2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il rapporto Bes traccia un quadro economico dell' Italia sempre più scuro; il 7,5% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese,i Neet risultano superiori alla media europea, tra i dati più inquietanti c’è quello che riguarda la precarietà: aumenta quella di lunga durata e si riducono i passaggi dai lavori instabili a quelli stabili, il tasso di occupazione risulta ancora molto inferiore alla media europea, il part-time involontario è triplo tra le donne rispetto agli uomini, e c'è tanta povertà assoluta.


Aumenta la quota di quanti svolgono un lavoro a termine da almeno cinque anni con lo stesso datore di lavoro (da 19,4% a 21,3%), tra il 2024 e il 2025 la quota di lavoratori a termine che risulta transitata verso un lavoro stabile scende al 12,3% mentre era 16,6% tra il 2023 e il 2024.


Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5% rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne -13,3%punti contro -3,8% per gli uomini.

Il rapporto rileva criticità anche per il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro e per il part-time involontario; nel 2025 diminuisce la quota di occupati in part-time involontario (7,7%, -0,8 punti percentuali in un anno), la quota di part-time involontario tra le donne occupate rimane tripla rispetto agli uomini (12,8% e 4,0%).

Secondo il Rapporto Bes crescono i redditi medi e continua a migliorare la percezione della situazione economica, tuttavia, oltre 5,4 milioni di persone sono in una condizione di povertà assoluta, soprattutto nelle famiglie numerose e in quelle con almeno un figlio minore. 

Le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l'8% sul totale delle famiglie residenti, coinvolgendo il 9,3% dei residenti. 

L'incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, segue il Nord con l'8,5%, mentre il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4%.

Per il futuro le cose non sembrano migliorare: nel 2025 il 22,6% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% del complesso dei residenti nell'Unione europea, l'Italia si colloca al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell'Ue.


La disuguaglianza del reddito disponibile pongono l'Italia in svantaggio, nel 2025, la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà è il 7,5% (12,3% nel Mezzogiorno).

Secondo l’Istat in Italia le persone con diploma o laurea sono inferiori rispettivamente di 14,2% e 13,7%  rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. 

Valori inferiori all'Ue27 si registrano per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% Ue27), mentre la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%).

Alfredo Magnifico 



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