Politiche 2027 siamo tanti incontriamoci
- redazione informamolise
- 1 ora fa
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Il primo passo è unire l’attivismo sociale e politico, che in questi anni ha difeso i diritti collettivi, attraverso un incontro nazionale aperto.

Negli ultimi tredici anni, in molti abbiamo dedicato tempo, energie e passione alla costruzione di un terzo polo costituzionalmente orientato: un progetto capace di restituire centralità alle comunità trasformare un’economia puramente mercatista in un’economia di comunità.
Lo abbiamo fatto chiedendo il voto agli italiani alle politiche del 2013, con L’Altra Europa nel 2014, fino alle elezioni del 2018 e del 2022, talvolta uniti, talvolta divisi ed è proprio questa frammentazione che oggi dobbiamo avere il coraggio di riconoscere, ignorarla significherebbe condannarci a ripetere errori. Da attivista impegnato nel movimento Azione Civile, scelgo di guardare la realtà per ciò che è, non per ciò che vorrei che fosse, questo significa assumersi la responsabilità di decisioni lucide, radicate nel contesto politico ed elettorale in cui ci muoviamo.
La sfida è lunga il 2027 non è un punto di arrivo ma una tappa che richiede anche scelte tattiche, tra queste l’apertura di dialogo con l’area progressista. Non è detto che questa disponibilità venga raccolta in primis dalle forze “progressiste”, ma resta uno strumento necessario, da un lato, per contribuire ad arginare derive autocritiche sempre più preoccupanti nel nostro Paese, dall’altro, per portare finalmente in Parlamento, attraverso le nostre donne e i nostri uomini, una visione alternativa, oggi minoritaria, quella di uno “Stato Comunità”, agire quindi attraverso la ripubblicizzazione dei servizi essenziali, acqua, trasporti, servizi energetici, Poste Italiane, Cassa Depositi e Prestiti, perché molti dei mali del nostro tempo, molto del malessere dei nostri giovani si lega al modello di sviluppo sociale ed economico che si è affermato negli ultimi decenni.
Un modello che ha condizionato tutti noi, un modello che ci ha contrapposti gli uni agli altri (favorendo una élite influente privilegiata che ha tratto vantaggio a danno di tutti) che ha dato valore all’individualismo, all’interesse personale, alla scelta della meritocrazia a danno del riconoscimento del merito. Il modello economico è stato il metodo che ha cambiato la nostra società trasformando la visone collettivista dei padri costituenti in una società basata sull'individualismo, l'impresa privata come modello gestionale anche di beni e servizi strategici per la comunità, ebbene su questo modello economico dobbiamo intervenire per rimettere al centro persone e comunità. Se vogliamo, come vogliamo, tornare a essere comunità e ridistribuire ricchezza, anche attraverso l'occupazione, dobbiamo pensare alle aziende speciali di diritto pubblico che non perseguono il profitto, ma la gestione di servizi garantendo efficienza ed efficacia nell'erogazione di prestazioni per la collettività.
La possibile apertura al dialogo con “l’area progressista” va spiegata, condivisa con chi in passato ci ha dato fiducia, con i giovani, con tutte le donne e gli uomini che sentono l’urgenza di rimettere al centro la comunità. Aprirsi al confronto è una possibilità che non può essere esclusa a priori. Il primo passo, però, è un altro: RICOMPORRE. Rimettere insieme persone, associazioni, movimenti territoriali e tematici che in questi anni hanno lavorato, spesso in modo isolato, per restituire centralità alla nostra Costituzione.
La piena attuazione della Costituzione è orizzonte comune la strada è lunga, ma è per questo che dobbiamo imparare a guardare avanti partendo da ciò che ci unisce.
Nicola Lanza



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