Pietracatella/ Di Giacomo: "omicidio di prossimità". Per noi profilo femminile sola o con un complice
- redazione informamolise
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“Il caso Pietracatella è arrivato a un punto in cui non servono suggestioni, ma riscontri. Gli investigatori stanno lavorando su testimonianze, telefoni, chat, tempi e possibili contraddizioni. È lì che può nascondersi la svolta”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, esperto di criminologia, intervenendo sull’inchiesta per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina.

“Per la nostra analisi — sostiene Di Giacomo — non siamo davanti a un delitto casuale. È un omicidio di prossimità. Chi ha agito conosceva la casa, le abitudini, i rapporti familiari e il momento giusto per colpire. La ricina non è un’arma da strada: è uno strumento silenzioso, nascosto, che richiede preparazione, freddezza e capacità di muoversi senza attirare sospetti”.
Secondo Di Giacomo, “il profilo più compatibile è quello di una donna, che può aver agito da sola oppure insieme a un altro soggetto. Non si tratta di uno stereotipo, né di una suggestione. Il veleno, soprattutto quando viene utilizzato in un contesto domestico o familiare, richiama una modalità di azione indiretta, non frontale, che presuppone accesso, confidenza, conoscenza delle abitudini e capacità di avvicinarsi alle vittime senza generare allarme”.
“Nel caso di Pietracatella — prosegue — non emerge la figura di un aggressore esterno che entra, colpisce e fugge. Qui siamo davanti a una condotta più sottile: qualcuno che conosceva tempi, luoghi, rapporti e probabilmente anche le vulnerabilità della famiglia. Questo non significa che solo una donna possa usare il veleno, sarebbe una lettura banale. Significa però che, in questo caso specifico, la combinazione tra contesto familiare, modalità non violenta in senso fisico, conoscenza interna e possibile accesso alla sfera domestica rende il profilo femminile una pista criminologicamente molto forte”. “Per noi — aggiunge — può aver agito una donna da sola, oppure una donna insieme a un complice. La presenza eventuale di un secondo soggetto non cambia il cuore dell’analisi: l’azione appare costruita dall’interno o comunque da una vicinanza relazionale molto stretta. La domanda decisiva non è solo chi aveva un movente, ma chi poteva avvicinarsi senza destare sospetti”.
Per Di Giacomo, “entro giugno potrebbero arrivare iscrizioni nel registro degli indagati. Sarebbe un passaggio naturale di un’indagine che sembra entrare nella fase decisiva. Ma l’iscrizione non è una condanna: è uno strumento di garanzia e approfondimento. Proprio per questo bisogna evitare fughe in avanti e processi mediatici”. “Il punto — conclude — è semplice: in questa storia non manca il sospetto, manca ancora la prova definitiva. E la differenza tra sospetto e prova è la differenza tra cronaca e giustizia.
Pietracatella non ha bisogno di un colpevole da salotto televisivo, ma di un responsabile individuato con elementi certi, solidi e inattaccabili”.