Pietracatella/ Non un duplice omicidio, ma il tentativo di distruggere un'intera famiglia
- redazione informamolise
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Sul caso di Pietracatella interviene Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di P

olizia Penitenziaria, psicologo ed esperto di criminologia, punto di riferimento nell’analisi dei fenomeni criminali e delle loro ricadute sociali e istituzionali, con trent’anni di esperienza maturati nel sistema penitenziario, secondo il quale “gli ultimi sviluppi investigativi spingono a leggere la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita in una chiave ancora più ampia e inquietante: non come un’azione rivolta soltanto contro due vittime, ma come il possibile tentativo di colpire l’intero nucleo familiare”.
“Il dato nuovo che pesa in questa direzione è quello relativo a Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Nelle ultime ore è emersa infatti l’indiscrezione di un quadro clinico compatibile con una lieve intossicazione causata dalla ricina. Se questo elemento troverà ulteriore conferma, significherà che anche lui avrebbe ingerito una dose, seppur minima, della sostanza che avrebbe ucciso la moglie e la figlia.
E questo cambia profondamente la lettura del caso, perché rafforza l’ipotesi di un avvelenamento destinato non a due sole persone, ma all’intera famiglia.” “Assume così un rilievo ancora maggiore anche l’assenza dell’altra figlia al momento in cui il veleno sarebbe stato assunto. Se davvero non era presente in casa per una uscita con le amiche, e se quella uscita non era tale da far pensare con certezza a una sua esclusione preventiva, allora la differenza tra il duplice omicidio e una strage familiare ancora più ampia potrebbe essere dipesa soltanto dalle circostanze.
In questo senso, non siamo davanti a due bersagli isolati, ma al possibile fallimento parziale di un progetto più vasto.” “C’è poi un altro aspetto decisivo: non è ancora certo il momento esatto dell’avvelenamento, che continua a collocarsi in una finestra temporale compresa tra il 23 e il 24 dicembre. Questo elemento è fondamentale sul piano criminologico, perché ci allontana dalla logica del gesto improvviso e ci avvicina a quella della pianificazione.
Chi ha agito, se sarà confermata questa ricostruzione, ha conosciuto abitudini, tempi e contesto della famiglia, scegliendo una modalità silenziosa, non appariscente, proprio per questo ancora più insidiosa.” “Dal punto di vista psicologico, una chiave di lettura plausibile è che l’autore non volesse semplicemente uccidere, ma distruggere ciò che quella famiglia rappresentava. In casi di questo tipo, il nucleo familiare può essere percepito come immagine intollerabile di stabilità, unione, affetto, appartenenza: esattamente ciò che l’autore ritiene di non aver avuto, di aver perduto o di non essere riuscito a costruire per sé.
La pulsione distruttiva allora si sposta dal singolo alla famiglia nel suo insieme: non colpire una persona, ma cancellare un equilibrio.” Questa è una lettura criminologica e non investigativa, ma aiuta a comprendere la possibile profondità del rancore che può stare dietro un delitto tanto freddo. “Non si può escludere, inoltre, una ulteriore ipotesi sul piano psicologico: che all’origine vi fosse anche una componente di frustrazione possessiva o ossessiva legata a uno dei membri della famiglia. In questi casi può accadere che chi non riesce ad avere per sé una persona, o percepisce di non poterla mai avere, maturi una spinta distruttiva che si allarga a tutto il suo mondo affettivo. È la logica malata del: “se non posso averla io, allora non deve averla nessuno. Se questa pista dovesse trovare riscontri, saremmo davanti non solo a un delitto di odio, ma a un delitto di annientamento relazionale.”
“Per questo il caso di Pietracatella appare oggi ancora più grave: perché il quadro che emerge è quello di un possibile attacco all’intera famiglia Di Vita, non di un semplice duplice omicidio. E se anche il padre ha mostrato segni compatibili con una sia pur minima esposizione al veleno, questo elemento finisce inevitabilmente per spostare l’attenzione su un progetto omicidiario più largo, più lucido e più devastante. In vicende come questa, la differenza tra chi muore e chi si salva può dipendere anche da un dettaglio, da un’assenza casuale, da una dose diversa. Ma il disegno resta lo stesso: colpire tutto, distruggere tutto, lasciare dietro solo macerie umane.”



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