Pietracatella/Di Giacomo: troppe ipotesi , ancora nessuna risposta. Per me resta un omicidio di prossimità
«Su Pietracatella non cambio idea a ogni indiscrezione. Ritengo che l’ipotesi più probabile resti quella di un omicidio di prossimità, commesso da qualcuno che conosceva le vittime, le loro abitudini e il loro ambiente.

È una valutazione criminologica, non una certezza giudiziaria. Le altre possibilità vanno verificate, ma le informazioni emerse finora non mi portano a ritenere più convincente la tesi dell’omicidio-suicidio.
Il problema è che ogni giorno si aggiunge confusione a confusione. Si parla di duplice
omicidio, poi di omicidio-suicidio, poi di assunzione accidentale della ricina. Intanto
manca ancora la risposta decisiva: come è arrivato il veleno a Sara e Antonella, e chi lo ha portato? Anche l’eventuale presenza di tracce nell’abitazione, se confermata, non dimostrerebbe da sola che la ricina sia stata preparata lì.
Negli ultimi giorni ho l’impressione che le indagini si stiano concentrando soprattutto
sull’esclusione delle altre ipotesi, più che sulla ricerca di indizi a sostegno del duplice
omicidio. È giusto verificare ogni possibilità, compresi l’omicidio-suicidio e l’assunzione accidentale. Ma, se la pista principale resta quella dell’omicidio, occorrono elementi concreti che aiutino a ricostruirne autore, modalità e movente. Escludere una spiegazione non basta, da solo, a dimostrarne un’altra.
Sono già stati ascoltati amici e compagni di scuola di Sara e della sorella Alice. Se dalle loro dichiarazioni restano punti da chiarire, si valutino ulteriori audizioni mirate, con tutte le cautele dovute ai più giovani. Le persone vicine alle due sorelle possono aiutare a ricostruire confidenze, rapporti e cambiamenti nelle abitudini prima di Natale. Occorre capire quali elementi concreti siano emersi anche da quelle testimonianze.
Il 28 settembre inizieranno nuovi accertamenti tecnici sul computer e sulle dieci chiavette USB sequestrati a Gianni Di Vita il 31 luglio. Gli specialisti estrarranno i dati alla ricerca di informazioni utili alle indagini. Per completare il lavoro sono previsti 60 giorni, salvo proroga. È un accertamento potenzialmente importante, ma arriva quasi due mesi dopo il sequestro.
Il fascicolo per duplice omicidio contro ignoti è stato aperto a marzo. Il termine dei primi sei mesi dovrebbe cadere entro il 30 settembre; per stabilire il giorno esatto occorre conoscere la data di iscrizione della notizia di reato. La Procura ha chiesto di proseguire le indagini per altri sei mesi. Non risulta, invece, una conferma pubblica che il GIP abbia accolto la richiesta. Non si può quindi parlare già di indagini prorogate fino a marzo.
I due termini vanno tenuti distinti. I 60 giorni previsti per l’esame dei dispositivi non
allungano automaticamente i sei mesi dell’indagine. Gli accertamenti ancora da
completare possono essere sottoposti al GIP come ragione per proseguire, ma serve una sua decisione. C’è chi interpreta il loro avvio a fine settembre come un modo per
guadagnare tempo. La domanda concreta resta: perché questi esami cominciano soltanto ora?A quasi nove mesi dalla morte di Sara e Antonella, il fascicolo per duplice omicidio resta contro ignoti. Gli accertamenti proseguono e attendiamo di conoscerne gli esiti.
È però legittimo chiedere quali elementi concreti siano emersi finora per individuare chi ha portato la ricina alle vittime e quali verifiche richiedano ancora tempo. Non chiedo un nome da offrire alla stampa. Chiedo fatti capaci di sostenere un’accusa.
Perché una nuova ipotesi può essere utile a chi indaga; una nuova indiscrezione, senza riscontri, lascia soltanto una famiglia e l’opinione pubblica in attesa della verità».



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