Pietracatella/Di Giacomo: significativi passi in avanti, l'indagine è entrata nella fase conclusiva
- redazione informamolise
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“Decisivi saranno gli esiti degli accertamenti tecnico-scientifici effettuati in Germania. La persona esterna potrebbe aver fornito la ricina senza conoscere il suo impiego finale: ora vanno ricostruiti con precisione tutti i ruoli”.

«Le notizie degli ultimi giorni confermano quanto sosteniamo da tempo: l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita ha ormai superato la fase delle ipotesi generiche ed è entrata in quella della ricostruzione dei singoli ruoli, dei collegamenti e delle eventuali responsabilità».
Lo afferma Aldo Di Giacomo, esperto di criminologia e giurista, con trent’anni di esperienza nella Polizia Penitenziaria e impegnato da anni nell’analisi dei fenomeni criminali più brutali.
«Gli stessi riferimenti a significativi passi avanti rappresentano un segnale importante. Anche se ufficialmente il procedimento risulterebbe ancora contro ignoti e senza iscrizioni rese note, continuiamo a ritenere possibile che una o più persone siano già state iscritte nel registro degli indagati, senza che tale circostanza sia stata ancora comunicata pubblicamente».
«Il nuovo ascolto del parroco di Pietracatella, avvenuto direttamente negli uffici della Procura di Larino, appare coerente con una fase investigativa ormai avanzata e orientata alla verifica di circostanze precise, di confidenze, rapporti personali e possibili elementi già emersi nel corso delle indagini».
«A questo si aggiungono le nuove audizioni di persone appartenenti alla cerchia relazionale della famiglia, gli approfondimenti sui rapporti interrotti o deteriorati, l’analisi delle comunicazioni, degli spostamenti e delle celle telefoniche, nonché gli accertamenti sulla possibile provenienza della ricina».
«Particolare attenzione meritano le verifiche compiute nelle campagne circostanti Pietracatella e nella zona del lago di Occhito, anche in relazione alla possibile presenza di piante di ricino. Da sempre abbiamo escluso la possibilità che la ricina sia stata acquistata nel dark web o attraverso sofisticati canali internazionali, ritenendo invece più plausibile che la sostanza sia stata ricavata o procurata in un contesto territoriale molto più vicino».
«L’invio di reperti biologici, indumenti e resti alimentari a laboratori altamente specializzati dimostra che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto la presenza della ricina, ma possibilmente anche la sua origine, il metodo di preparazione, le modalità di conservazione e il momento della somministrazione».
«Riteniamo che gli esiti degli accertamenti tecnico-scientifici effettuati in Germania possano rappresentare il passaggio decisivo dell’intera indagine. Da quelle analisi potrebbero arrivare elementi fondamentali per individuare la provenienza della ricina, le modalità con cui è stata preparata e il possibile collegamento tra la sostanza e le persone che ne hanno avuto la disponibilità».
«Quanto alla possibile presenza di una persona esterna alla famiglia dotata di specifiche conoscenze, bisogna evitare conclusioni affrettate. Non è affatto detto che tale soggetto, qualora esista, debba essere considerato uno degli autori del duplice omicidio».
«Potrebbe aver soltanto indicato come reperire la materia prima, aver procurato o consegnato semi, parti della pianta o una sostanza già lavorata, senza conoscere il progetto criminoso e persino senza sapere quale sarebbe stato l’utilizzo finale».
«Occorre quindi distinguere nettamente tra chi potrebbe avere maturato il movente, chi potrebbe avere ideato il piano, chi potrebbe avere materialmente preparato o somministrato la ricina e chi, eventualmente, potrebbe avere avuto un ruolo limitato nella sua disponibilità».
«Sono posizioni completamente differenti sotto il profilo investigativo e giuridico, che devono essere accertate senza sovrapposizioni e senza attribuzioni premature di responsabilità».
«La possibile presenza di un fornitore, consapevole o inconsapevole, non allarga necessariamente il perimetro dell’omicidio. Al contrario, potrebbe confermare che il progetto criminoso sia nato e maturato all’interno di una cerchia familiare o relazionale molto ristretta, mentre all’esterno potrebbe essere stato cercato soltanto un supporto tecnico o materiale».
«Resta centrale anche l’ipotesi di una pluralità di soggetti e di funzioni. Nei delitti realizzati attraverso un veleno raro, la persona che sviluppa il rancore o il movente non deve necessariamente coincidere con chi reperisce la sostanza, con chi la prepara o con chi la somministra».
«La ricina non è stata una scelta casuale: presuppone ricerca, preparazione, freddezza e la convinzione di poter rendere difficile la ricostruzione della causa delle morti».
«Le indiscrezioni secondo cui gli accertamenti sarebbero concentrati su un numero ristretto di persone, tra uomini e donne, devono naturalmente essere trattate con prudenza perché non risultano ancora formalizzate dalla Procura. Tuttavia, il ripetersi delle audizioni sugli stessi ambienti e sulle stesse relazioni indica chiaramente che l’indagine ha ormai raggiunto una fase molto avanzata».
«Va inoltre approfondita la possibilità che il marito possa essere stato una vittima mancata o comunque destinatario di una quantità inferiore della sostanza. Anche questo elemento, qualora trovasse conferme scientifiche, potrebbe incidere in maniera determinante sulla ricostruzione dell’obiettivo originario e sull’ipotesi di un progetto diretto contro più componenti della famiglia».
«Il lavoro sulle testimonianze, sui telefoni, sui computer, sulle chat, sugli spostamenti e sui reperti sembra ormai orientato a trasformare un quadro investigativo avanzato in elementi scientificamente e processualmente solidi».
«Non si sta più cercando una generica pista: si stanno verificando ruoli, occasioni, disponibilità della sostanza e collegamenti tra persone».
«Alla luce del quadro investigativo ormai avanzato, riteniamo possibile che entro la fine dell’estate possano essere adottate misure cautelari».
«Non è una previsione formulata con leggerezza, ma la conseguenza del grande lavoro svolto sulle testimonianze, sui dispositivi elettronici, sugli spostamenti e sui reperti scientifici. Naturalmente, ogni provvedimento potrà essere adottato soltanto in presenza di gravi indizi di colpevolezza e degli ulteriori presupposti previsti dalla legge».
«Gli esiti degli accertamenti tecnico-scientifici effettuati in Germania potrebbero quindi trasformare un quadro investigativo già molto avanzato in un impianto indiziario processualmente solido. Per questo riteniamo che la fine dell’estate possa rappresentare il limite massimo entro il quale attendersi una svolta concreta e visibile dell’inchiesta».
«La prudenza resta indispensabile, soprattutto in un caso così grave e complesso, ma non può trasformarsi in paralisi. L’eventuale iscrizione nel registro degli indagati non rappresenterebbe un’anticipazione di colpevolezza, ma anche uno strumento di garanzia indispensabile per consentire agli interessati di partecipare agli accertamenti irripetibili attraverso i propri difensori e consulenti».
«La nostra analisi, dunque, non cambia: omicidio di prossimità, perimetro familiare o relazionale ristretto, possibile presenza femminile, eventuale pluralità di soggetti e differenziazione dei ruoli».
«La novità è che adesso sembra diventare possibile ricostruire anche il percorso della ricina: da chi l’ha cercata o richiesta, a chi potrebbe averla procurata, sino a chi l’ha preparata e somministrata».
«Non bisogna confondere il possibile fornitore con l’assassino. Potrebbe trattarsi di una persona completamente estranea al progetto omicidiario e inconsapevole dell’impiego finale della sostanza. Ma individuare ogni passaggio nella catena di approvvigionamento potrebbe essere decisivo per arrivare a chi ha concepito ed eseguito il duplice omicidio».
«L’indagine, a nostro giudizio, è entrata nella fase conclusiva. Adesso non serve alimentare una gara ai nomi: servono prove certe, responsabilità individuali ben distinte e una ricostruzione capace di reggere non soltanto davanti alle telecamere, ma soprattutto davanti a un giudice».