Pietracatella/Di Giacomo: Siamo nella fase conclusiva dell'inchiesta. Ogni giorno può essere quello della svolta
- redazione informamolise
- 24 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
«A mio avviso l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella è ormai entrata nella fase conclusiva. Dopo mesi di audizioni, accertamenti, verifiche tecniche e comparazioni, non siamo più nella fase in cui si devono costruire nuovi scenari, ma in quella in cui gli elementi raccolti devono essere messi definitivamente insieme».

Lo afferma il criminologo Aldo Di Giacomo, secondo il quale: «il motivo è abbastanza chiaro: sono state ascoltate moltissime persone, sono stati acquisiti numerosi elementi, gli accertamenti scientifici hanno raggiunto una fase avanzata e soprattutto il quadro investigativo appare oggi molto più ristretto rispetto ai primi mesi.
Quando un’indagine arriva a questo punto, il lavoro non consiste più nell’aprire continuamente nuove piste, ma nel verificare quali ipotesi resistono realmente al confronto con i fatti, con le dichiarazioni e con i riscontri tecnici. È la fase della sintesi, probabilmente la più delicata di tutta l’inchiesta. Per questo ritengo che dalla prossima settimana ogni giorno possa essere utile per una svolta.
Non significa necessariamente che debba esserci immediatamente un arresto o un’iscrizione nel registro degli indagati, ma che anche un singolo riscontro, una nuova audizione o il completamento di un accertamento tecnico potrebbero modificare rapidamente il quadro».
Di Giacomo torna poi sulla posizione di Gianni Di Vita, per mesi inevitabilmente al centro dell’attenzione mediatica: «Tra le poche convinzioni che ho maturato in questi mesi ce n’è una che considero ormai molto solida: i sospetti concentrati su Gianni Di Vita sono, a mio giudizio, assolutamente ingiustificati. Dal punto di vista criminologico, gli elementi emersi fino ad oggi non mi portano a collocarlo nel ruolo dell’autore del duplice omicidio.
Essere al centro di una vicenda familiare così drammatica non significa esserne responsabili. Anzi, più l’indagine è andata avanti, più sono aumentati accertamenti e verifiche, e meno convincente mi è apparsa l’ipotesi di un suo coinvolgimento diretto».
«La mia conclusione criminologica, allo stato degli elementi conosciuti, è quindi chiara: Gianni Di Vita non c’entra con l’uccisione di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara. Naturalmente saranno esclusivamente gli investigatori e la magistratura a stabilire responsabilità e ruoli, ma continuare a concentrare l’attenzione su Di Vita rischierebbe oggi di essere fuorviante». «Dopo otto mesi, il tempo delle grandi ricostruzioni sembra essere terminato. Ora siamo nel momento delle decisioni. E quando un’indagine arriva a questa fase, gli sviluppi possono maturare anche nel giro di pochissimi giorni».



Commenti