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Pietracatella/Di Giacomo: si sta esagerando, la morte di Antonella e Sara non è una gara a chi annuncia la svolta

redazione informamolise
6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

«Sul caso di Pietracatella si sta esagerando. Sembra cominciata una gara a chi la spara più grossa, a chi propone la soluzione più sorprendente, a chi arriva per primo ad annunciare che il caso è chiuso. Dal professionista affermato al cronista di quartiere, ormai ognuno ha una ricostruzione da offrire. Ma Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara non sono protagoniste di un gioco a premi.



Va riconosciuto che la maggior parte dei giornalisti molisani sta seguendo questa vicenda con correttezza, misura e rispetto, distinguendo i fatti dalle ipotesi e tenendo presente il dolore della famiglia e della comunità.


Il problema non è parlarne: è parlarne nel modo sbagliato. Informare e formulare ipotesi sulla base degli elementi disponibili è legittimo. Non lo è sparare ipotesi assurde, presentare una deduzione come un risultato investigativo o trasformare ogni

indiscrezione in una “svolta”. Dal punto di vista criminologico, sono ancora domande

distinte: attraverso quale veicolo le vittime hanno assunto la ricina, come la sostanza sia arrivata a quel veicolo e chi possa averne avuto la responsabilità. Una possibile risposta alla prima domanda non risolve automaticamente le altre.


C’è anche un aspetto psicologico che non può essere ignorato. Annunciare

continuamente una soluzione imminente crea aspettative nella famiglia e nella comunità; quando la soluzione non arriva, si aggiungono confusione e sofferenza a un lutto già drammatico. Le ricostruzioni ripetute possono inoltre condizionare il modo in cui persone informate sui fatti ricordano e raccontano gli eventi. Per questo le parole, in un’indagine ancora aperta, hanno un peso.


Antonella e Sara sono morte. La loro famiglia e molti molisani vivono questa vicenda

come una tragedia, non come una serie televisiva a puntate. Il rispetto per le vittime si

dimostra anche con la precisione: dire ciò che è accertato, distinguere ciò che è soltanto possibile e avere il coraggio di dire “non lo sappiamo ancora”.


La verità non arriverà da chi indovina il finale in televisione. Arriverà, se arriverà, da

riscontri scientifici e investigativi capaci di reggere alla verifica. Nel frattempo, un po’

meno protagonismo e un po’ più rispetto sarebbero già una buona notizia».

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