top of page

Pietracatella/Di Giacomo: si parla troppo e si concretizza poco. Ora il GIP valuti gli atti insieme alla richiesta di proroga

redazione informamolise
1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

«Nel caso di Pietracatella la confusione cresce. I giornali parlano di tracce di ricina trovate sui reperti prelevati in casa; fonti investigative smentiscono l’indiscrezione e la procuratrice di Larino, interpellata sui risultati dalla Germania, risponde che non ci sono novità. Intanto i titoli continuano ad annunciare una svolta che non si traduce in un atto conoscibile». Lo dichiara Aldo Di Giacomo, criminologo, intervenendo sull’indagine per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.



«La ricina ha ucciso madre e figlia: questo è accertato. Il resto va dimostrato. Anche se una traccia nell’abitazione venisse confermata, non significherebbe che il veleno sia stato preparato lì. Occorrerebbe stabilire su quale reperto si trovi, come e quando vi sia arrivato e chi abbia avuto accesso a quell’oggetto. Una traccia non racconta da sola tutta la storia».


«Sono trascorsi quasi nove mesi, con uno sforzo investigativo enorme, numerose audizioni, sopralluoghi e consulenti di alto livello, anche internazionali. Eppure, per il duplice omicidio il procedimento risulta ancora contro ignoti. L’iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna: richiede indizi riferibili a una persona e le garantisce la possibilità di difendersi».


«La richiesta di proroga delle indagini è adesso un passaggio decisivo. Il pubblico ministero chiede altro tempo e il fascicolo viene sottoposto al giudice per le indagini preliminari. È in questa sede che mi auguro venga valutato anche un altro punto: dagli atti emergono già indizi a carico di persone determinate?


Se il GIP ritiene che sia così, la legge gli consente, sentito il pubblico ministero, di ordinare l’iscrizione dei loro nomi. A mio giudizio le posizioni da verificare potrebbero essere più di una». «Se quegli indizi esistono, bisogna chiedersi perché, dopo tutto questo tempo, non si sia ancora arrivati alle iscrizioni.


Se invece, nonostante le risorse impiegate, non esistono elementi per attribuire il fatto a nessuno, allora sul punto decisivo — chi ha portato la ricina ad Antonella e Sara — si sta ancora brancolando nel buio. E diventa inevitabile interrogarsi sul metodo seguito e sull’esperienza impiegata nell’indagine. Sono domande, non accuse personali: è il tempo trascorso a imporle».


«Ogni annuncio di svolta crea un’attesa. Se all’attesa seguono smentite e nessun passo concreto, la fiducia si consuma. Antonella e Sara hanno bisogno di verità, non di un’altra settimana di titoli».

Commenti


bottom of page