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Pietracatella/Di Giacomo: gli inquirenti hanno e idee chiare, chi ha ucciso sa di essere stato individuato

  • redazione informamolise
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Sul duplice omicidio di Pietracatella siamo ormai entrati nella fase più delicata dell’intera indagine. La nostra convinzione è che gli investigatori abbiano individuato l’autore o gli autori e che il perimetro investigativo sia ormai estremamente ristretto.



Non si tratta più di capire genericamente che cosa sia accaduto, ma di trasformare un quadro investigativo già definito in un insieme di elementi scientifici, testimoniali e documentali capaci di reggere nel futuro procedimento penale.


Per questa ragione riteniamo che, in tempi relativamente brevi, possano essere adottate misure cautelari, naturalmente qualora emergano gravi indizi di colpevolezza e una delle esigenze previste dalla legge: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove oppure possibilità di reiterazione di condotte delittuose.


Il dato nuovo, tuttavia, non riguarda soltanto gli sviluppi giudiziari. Esiste uno scenario psicologico e criminologico che non può essere ignorato: chi ha commesso il duplice omicidio sa ormai che gli investigatori hanno ricostruito il contesto, individuato il possibile movente e ristretto l’attenzione su un numero limitatissimo di persone.


È questo il momento in cui la pressione investigativa può produrre reazioni imprevedibili. Il caso di Pietracatella non è un delitto ordinario e non può essere interpretato attraverso schemi criminologici elementari. La programmazione iniziale dell’omicidio sembra essere stata costruita sulla convinzione che nessuno sarebbe mai riuscito a comprenderne le reali cause, ricostruendo il percorso della ricina, i rapporti tra le persone coinvolte e la dinamica familiare precedente alle morti.


Non vi sarebbe stata soltanto la volontà di uccidere. Prima ancora vi sarebbe stata la volontà di distruggere: colpire una famiglia, cancellarne gli equilibri, spezzarne i legami e far apparire quanto accaduto come una tragedia inspiegabile o naturale.


Proprio questa componente rende determinante, nella fase attuale, la valutazione psicologica di chi potrebbe essere coinvolto. Quando un progetto criminale così complesso viene scoperto e l’autore comprende che la propria costruzione sta crollando, gli scenari non sono necessariamente prevedibili o riconducibili ai modelli

più comuni.


Potrebbero verificarsi tentativi di condizionare le persone informate sui fatti, modificare le versioni già rese, alterare ulteriormente elementi utili alle indagini oppure esercitare pressioni su chi appartiene al perimetro familiare e relazionale.


Non può essere escluso neppure il rischio di nuove condotte rivolte verso chi, eventualmente, fosse rimasto fuori dal progetto originario, ma rappresentasse oggi una minaccia per la tenuta delle versioni fornite o per la libertà dell’autore.


Allo stesso modo, in una situazione di progressiva chiusura investigativa, deve essere considerato anche il possibile rischio di gesti autolesivi o suicidari da parte di chi percepisca come imminente la fine della propria libertà e il definitivo smascheramento del progetto criminale.


Non stiamo formulando accuse nei confronti di persone determinate né anticipando decisioni che spettano esclusivamente alla magistratura. Stiamo però evidenziando uno scenario concreto: l’assassino o gli assassini, a nostro giudizio, sono stati individuati. E loro stessi, con ogni probabilità, hanno ormai compreso di essere stati individuati.


Da questo momento ogni comportamento, ogni contatto e ogni possibile cambiamento nelle relazioni tra le persone coinvolte assume un significato investigativo ancora più rilevante.


La prudenza resta indispensabile, ma non può diventare immobilismo. Davanti a un delitto pianificato con tale freddezza e con una sostanza come la ricina, la tutela delle prove e delle persone deve precedere qualsiasi ulteriore sviluppo. La verità sul duplice omicidio di Pietracatella non è più lontana. Ora occorre impedire che chi ha già dimostrato una capacità criminale fuori dal comune possa tentare un’ultima mossa.

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