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Pietracatella/Di Giacomo: Chi informa ha il dovere di rendere riconoscibile la distanza fra un’ipotesi, un’indiscrezione e un elemento accertato

redazione informamolise
22 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

«Sul caso di Pietracatella bisogna affrontare una questione ormai inevitabile. Se le continue ricostruzioni sono inventate e vengono presentate come notizie provenienti dall’indagine, siamo davanti a giornalismo irresponsabile, costruito sulla morte di una madre e di una ragazza.


Se invece riflettono effettivamente le piste e le priorità degli investigatori, allora è necessario mettere in discussione l’operato degli inquirenti, il metodo adottato e l’adeguatezza dell’esperienza investigativa impiegata». È quanto dichiara Aldo Di Giacomo, criminologo, intervenendo sullo stillicidio di notizie relativo alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara: “L’ipotesi di Sara come bersaglio insieme alla madre è stata attribuita dalla stampa alla trasmissione “Dentro la Notizia”.


Non emerge dalla fonte una dichiarazione pubblica della Procura che la confermi. Chi informa ha il dovere di rendere riconoscibile la distanza fra un’ipotesi, un’indiscrezione e un elemento accertato». «Sul piano criminologico, cambiare la vittima designata significa modificare l’intera struttura del delitto: movente, rapporti da esaminare, occasioni di accesso e modalità di somministrazione. Ogni scenario deve spiegare gli elementi raccolti e confrontarsi con quelli che lo contraddicono. Quando le ricostruzioni si moltiplicano senza che emerga una selezione motivata, diventa legittimo interrogarsi sulla capacità di dare una direzione all’indagine».


«L’audizione dell’addetto alla raccolta dei rifiuti è invece un fatto riferito da ANSA e riguarda la destinazione degli avanzi delle cozze. Per quanto è noto, trovo inverosimile il quadro restituito a dieci mesi dalle morti: si torna al percorso degli scarti alimentari mentre resta da accertare se proprio le cozze abbiano veicolato la ricina. Quella testimonianza può avere un’utilità tecnica; il suo valore dipende però dal collegamento con la cronologia dell’esposizione e con gli altri riscontri».


«È su questi collegamenti che si misura l’esperienza investigativa: trasformare informazioni disperse in una ricostruzione verificabile, riconoscere le piste improduttive e concentrare gli accertamenti sui passaggi decisivi. Se questa sintesi continua a mancare, il rischio che il caso resti irrisolto diventa concreto». «Sarebbe opportuna una pausa di riflessione sul metodo, accompagnata da una rilettura rigorosa degli elementi già raccolti.


E serve altrettanto rigore nell’informazione. Le eventuali invenzioni giornalistiche e le eventuali debolezze investigative hanno responsabilità differenti, che vanno individuate con precisione. Antonella, Sara e la comunità di Pietracatella meritano che questo stillicidio lasci finalmente spazio a una verità sostenuta dalle prove».

1 commento


Giuseppe TROISE
Giuseppe TROISE
20 ore fa

Cari Lettori, ve lo sto ripetendo da mesi: è buio pesto! Gli inquirenti non sanno NULLA. Ma dopo aver perso coscienziosamente un anno (si arriverà a Dicembre), stringeranno il cerchio e nella tagliola ci rimarrà il ns. Gianni; è dal 23 Dicembre infatti che gli stanno scavando la fossa.

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