top of page

Pesca/Coldiretti Molise: serve cambio di passo per garantire il futuro del settore

  • redazione informamolise
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Per garantire il futuro della pesca europea, il reddito delle marinerie e il diritto dei cittadini al cibo sano e sicuro, serve un cambio di passo da parte della Commissione Europea, riservando almeno 7,3 miliardi del bilancio per la prossima Politica Comune della Pesca (Pcp) ed evitando il pericolo di un accorpamento in un fondo unico.



Questo l’appello lanciato da Coldiretti nel corso dell’evento a Bruxelles con la presenza di europarlamentari, tecnici e addetti del settore, cui ha preso parte anche il referente regionale di Coldiretti Pesca Molise, Giuseppe Nardone. Un momento di confronto sul futuro della pesca, in vista della definizione del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 e della riforma della Pcp.


“Una dotazione finanziaria adeguata – spiega il presidente regionale di Coldiretti Molise, Claudio Papa - è essenziale per consentire alle imprese ittiche di rispondere alle sfide epocali della transizione ecologica (decarbonizzazione della flotta, attrezzi e motori innovativi a minor impatto), di favorire il ricambio generazionale, che oggi è ai minimi storici, e di mantenere intatta la competitività sui mercati globali”. 


“La piccola pesca rappresenta circa il 70% della flotta e le nuove regole dovrebbero basarsi su dati concreti e valutazioni d’impatto, non su approcci ideologici – ha evidenziato Luigi Scordamaglia, Ad Filiera Italia, Capo Area Mercati, Internazionalizzazione e Politiche Europee di Coldiretti - Negli ultimi dieci anni la flotta italiana si è ridotta del 40%, passando da oltre 11.000 a poco più di 9.000 imbarcazioni. Un’ulteriore contrazione rischierebbe di compromettere l’autonomia alimentare del Paese e di aumentare le disuguaglianze sociali, limitando l’accesso dei cittadini con minore capacità di spesa a prodotti ittici di alto valore nutrizionale provenienti dalla pesca e dall’acquacoltura europea”.


“La tutela del settore passa anche dalla "Revisione delle norme di gestione della pesca — Pacchetto Omnibus" dove serve un approccio diverso rispetto a politiche che sino ad oggi si sono basate su tagli drastici e restrizioni spesso prive di motivazioni scientifiche – ha sottolineato Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca - Solo nell'ultimo biennio, le giornate di pesca nel Mediterraneo sono calate di oltre il 15%, mettendo a rischio migliaia di pescherecci e famiglie.


Per ogni scelta bisogna quantificare con esattezza i costi sociali in termini di perdita reale di posti di lavoro a bordo, la contrazione del fatturato aziendale e il conseguente declino dei nostri territori costieri sia dal punto di vista economico che di quello del mantenimento della presenza dell’uomo. Per ogni euro generato direttamente dalle imbarcazioni, se ne attivano fino a 2,5 nell'indotto economico locale”.


Il rischio concreto è dunque quello di subire conseguenze economiche e sociali rilevanti per molte comunità costiere. Per quanto riguarda il Molise a Termoli operano nel settore ittico circa 100 pescherecci su cui lavorano oltre 400 marittimi oltre a tutto l’indotto che gravita attorno alla cantieristica navale e manutenzione delle imbarcazioni, forniture tecniche necessarie all’attività di pesca ed alla commercializzazione del pescato; parliamo di numeri sicuramente importanti per una realtà produttiva come quella molisana che garantisce l’approvvigionamento di pesce di qualità, sia per i consumatori locali, che per le innumerevoli imprese di ristorazione presenti su tutto il territorio regionale.


“Ogni misura – precisa il direttore regionale di Coldiretti Molise, Franco Dell’Acqua - va assunta gradualmente, per consentire una reale pianificazione a medio-lungo termine, e accompagnata da una semplificazione burocratica radicale per non gravare le imprese di adempimenti inutili che aumentano i costi di gestione. Occorre, inoltre – aggiunge il direttore di Coldiretti - prevedere misure assicurative e di sostegno mutualistiche costruite secondo le caratteristiche del settore ittico, e “Corridoi Azzurri” per i lavoratori che consentano di poter imbarcare mano d’opera regolare e qualificata proveniente anche da Paesi Extra Ue”.


“L’altro passo fondamentale nell’ambito della Politica comune della Pesca – ha concluso il presidente Papa - è il sostegno all’acquacoltura, un settore che in Italia è arrivato a valere mezzo miliardo di euro e che deve diventare l'altro pilastro della nostra sovranità alimentare. Coltivare l'acqua significa garantire cibo sicuro, ridurre la dipendenza dalle importazioni estere e offrire una risposta concreta alla crisi energetica e all'aumento dei costi generali che colpisce i nostri impianti. 


Le risorse per l’acquacoltura della futura Pcp devono dunque essere destinate in modo prioritario alla tutela della competitività e alla modernizzazione degli allevamenti, definendo norme giuridiche ad hoc che valorizzino le specificità di chi opera nelle acque interne e marittime”.

Commenti


bottom of page