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Nel lavoro del terziario si annidano povertà e precariato

  • redazione informamolise
  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando nel lontano 1977 iniziai il lavoro in CISL mi assegnarono il settore del Turismo, ricordo che un Cameriere di via Veneto a Roma lavorando a percentuale di servizio, allora previsto nel Contratto guadagnava più di un deputato.


Oggi girando negli stessi settori turismo, commercio e servizi un lavoratore su due è sotto la soglia di povertà, nella migliore delle ipotesi hanno un contratto diretto con l’azienda, altrimenti, nella stragrande maggioranza delle strutture imperano cooperative di manodopera o lavoratori interinali, precarietà, part-time involontario e bassi salari, per cui, c’è un fattore che li accomuna tutti: quello del lavoro povero.


Uomini e donne che, pur lavorando, non arrivano a superare la soglia di retribuzione annua pari o inferiore ai 14.000 euro, che risulta sotto la soglia di povertà salariale, individuata dalla letteratura, nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell'anno.


Le più povere in tutti questi settori sono le donne, per chi abita al Sud e nelle Isole va pure peggio.


Bar, ristoranti, alberghi e lidi marittimi sono i luoghi dove il fenomeno è più diffuso, nel settore del turismo la situazione è più drammatica: circa il 70% sta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole sale oltre l'80%, quattro lavoratori su cinque, nel settore dei servizi, pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l'incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%.


Nei magazzini della grande distribuzione, nelle cucine della ristorazione collettiva, nelle corsie degli ospedali o nei corridoi degli uffici, lavoratori dietro le casse o davanti ai fornelli, con spazzoloni e panni da spolvero in mano, vi sono donne di tutte le età, spesso avanti negli anni, che fanno i salti mortali per cercare di arrivare, tra un part-time e l’altro, con due o tre lavori, a un numero di ore di lavoro sufficiente per non morire di fame, magari per conciliare il lavoro pagato con quello di cura per la propria famiglia, in assenza quasi totale di servizi pubblici.


Per le donne l’incidenza del lavoro povero è nettamente maggiore che non per i lavoratori, le donne sono di più e sono pagate meno.


Considerando una settimana lavorata, per tutti i settori, si riscontra come la percentuale di dipendenti sotto la soglia di povertà sia del 47,51%, con forti differenze legate al sesso (maschi 40,92% - femmine 52,93%).


Nel Mezzogiorno l'incidenza del lavoro povero si avvicina al 60% e coinvolge quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord-Ovest, che si attesta oltre il 30%, al divario territoriale si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 nei servizi, dove le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75% contro il 37,25% degli uomini.


Appalti, part-time involontario sono la condizione strutturale che impone salari bassi e precarietà costante sono frutto di scelte organizzative precise, modelli d'impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un'assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo, Confcommercio  e sindacati, CGIL-CISL.UIL sbandierano numeri e proclami nei contesti pubblici, ma ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori con condizioni da schiavi e salari da fame senza adeguamenti salariali adeguati al costo della vita.


L’uscita di CGIL-CISL-UIL con “la bozza” fa ridere, o meglio, fa piangere, trent’anni di spoliazione dei diritti e dei salari, di accordi sottoscritti per terziarizzare i servizi in questi settori, di estensione del part time mi fanno pensare che non basterà arrivare al prossimo secolo per creare i presupposti per un recupero di salario ma soprattutto di dignità.


Il sindacato dovrebbe fare il sindacato, contrattare, proporre, innovare, ma oggi sembra sia più orientato a gestire la “Mangiatoia” che a difendere il lavoratore,

Purtroppo, noto anche l'assenza della politica: il Parlamento non discute più di lavoro e salari, il ministero del lavoro una volta giocava un ruolo determinante della politica contrattuale ed era attento alle dinamiche salariali, oggi è completamente assente a tutelare i lavoratori.

Alfredo Magnifico

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