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Morte di un neonato. Il Tribunale di Campobasso accerta la responsabilità della ginecologa che seguì la gravidanza

  • redazione informamolise
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il Tribunale di Campobasso, in persona del giudice dott.ssa Stefania Izzi, ha riconosciuto la responsabilità della ginecologa che aveva seguito la gravidanza della madre. Il neonato e’ deceduto dopo pochi giorni di vita a seguito delle gravissime complicanze conseguenti a un parto fortemente prematuro.



Con una sentenza destinata ad assumere rilievo nel panorama della responsabilità sanitaria, il Giudice ha accolto la domanda proposta dai familiari del bambino, ritenendo accertate le omissioni professionali contestate alla sanitaria nell'assistenza prestata durante la gravidanza.


Secondo quanto emerge dalla decisione, il percorso gestazionale era stato caratterizzato da ripetuti segnali clinici che avrebbero imposto un più attento monitoraggio e l'adozione di tempestivi approfondimenti diagnostici e terapeutici. Le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio hanno consentito di ricostruire le fasi che hanno preceduto il parto prematuro e di accertare il nesso causale tra

la condotta sanitaria e gli eventi che hanno condotto alla nascita del piccolo Antonio in condizioni di estrema prematurità, fino al suo successivo decesso.


Il Tribunale da un lato ha riconosciuto il danno da perdita della chance di sopravvivenza subìto direttamente dal neonato e trasmesso agli eredi iure hereditatis, quale conseguenza della perdita della concreta possibilità di beneficiare di un trattamento tempestivo e maggiormente efficace.


Dall'altro lato, il Giudice ha riconosciuto ai familiari il danno da perdita della possibilità di un più lungo rapporto parentale, spettante iure proprio, ritenendo che la condotta sanitaria abbia privato genitori, sorella e nonne della concreta possibilità di vivere un più lungo percorso di vita insieme al proprio congiunto.


La pronuncia richiama con forza i principi consolidati in materia di responsabilità medica, ribadendo che il professionista sanitario è tenuto a riconoscere e gestire con la massima diligenza i fattori di rischio che emergono durante la gravidanza, soprattutto quando la sintomatologia evidenzia possibili complicanze infettive o segnali di parto pretermine.


Per la famiglia la sentenza rappresenta il punto di arrivo di un lungo e doloroso percorso giudiziario, intrapreso dopo la perdita del proprio figlio e sviluppatosi dapprima attraverso il procedimento di accertamento tecnico preventivo previsto dalla legge Gelli-Bianco e successivamente con il giudizio di merito.


La decisione costituisce un importante richiamo alla centralità della prevenzione e della tempestività degli interventi nell'assistenza ostetrica e conferma come la corretta gestione delle gravidanze a rischio rappresenti uno strumento essenziale per la tutela della salute della madre e del nascituro.


Gli avvocati Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo , difensori della famiglia, esprimono soddisfazione per l'esito del giudizio, ritenendo che la pronuncia restituisca pieno riconoscimento alle ragioni dei genitori e riaffermi il valore della responsabilità professionale quale presidio fondamentale della sicurezza delle cure.

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