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Molise, il TAR annulla il Piano regionale di contenimento della fauna selvatica

redazione informamolise
1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Il ricorso delle due associazioni contro la delibera della Regione Molise che autorizzava interventi di controllo su numerose specie selvatiche, anche attraverso tecniche letali e modalità particolarmente invasive. I giudici hanno rilevato gravi carenze istruttorie, l’assenza di adeguate valutazioni sulle alternative non cruente e la mancanza di limiti alle uccisioni


Una vittoria importante per la tutela degli animali selvatici e della biodiversità. Il TAR Molise ha accolto il ricorso presentato da LAV e LNDC Animal Protection, annullando la deliberazione della Giunta regionale n. 415 del 25 novembre 2025 e il relativo Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica.


La sentenza, pubblicata il 28 ottobre 2026, riconosce la fondatezza di diverse contestazioni sollevate dalle associazioni contro un provvedimento che estendeva gli interventi di controllo a numerose specie animali, tra cui cinghiali, cervi, daini, caprioli, volpi, nutrie, tassi, istrici, colombi e diverse specie di uccelli.


Il Piano consentiva modalità operative particolarmente invasive, come interventi notturni, appostamenti con esche alimentari, utilizzo di dispositivi ottici e termici e impiego di armi senza limitazioni di calibro e capacità di caricamento, oltre ad arco e balestra.


Tra i passaggi più significativi della sentenza, il richiamo ai principi di proporzionalità e di tutela della vita degli animali. I giudici ribadiscono che le uccisioni non possono essere autorizzate senza aver prima valutato adeguatamente l'efficacia delle misure alternative meno cruente e senza aver dimostrato l'impossibilità di ricorrervi.


Il Tribunale ha infatti rilevato che il Piano regionale non era sostenuto da un'istruttoria adeguata a dimostrare la necessità e la proporzionalità degli interventi letali. La Regione, inoltre, non aveva effettuato una comparazione seria e documentata delle alternative non cruente, limitandosi a generiche affermazioni sull'efficacia di strumenti definiti ecologici e non cruenti, senza specificare quali misure preventive fossero state adottate, quali risultati avessero prodotto e perché non potessero essere utilizzate prima di ricorrere alle uccisioni.


Un altro elemento centrale della decisione riguarda la carenza di dati certi e verificabili sui danni attribuiti alle diverse specie e sulle ragioni che avrebbero reso necessari gli interventi di controllo. Il TAR ha evidenziato anche l'assenza di limiti quantitativi e temporali alle uccisioni e alle catture, nonché di un adeguato sistema di monitoraggio delle popolazioni animali interessate.


Soddisfatte LAV e LNDC Animal Protection, che hanno promosso congiuntamente l'azione legale, assistite dagli avvocati Michele Pezone e Herbert Simone.


“Questa sentenza rappresenta un risultato importante per la tutela degli animali selvatici e conferma che non è possibile trasformare il cosiddetto controllo della fauna in una licenza di uccidere, senza limiti e senza solide basi scientifiche. Le amministrazioni devono dimostrare, dati alla mano, quali siano i problemi da affrontare e perché non sia possibile risolverli attraverso misure preventive e non cruente. La vita degli animali non può essere sacrificata sulla base di valutazioni generiche, piani indeterminati o obiettivi numerici privi di un'adeguata giustificazione. La protezione della vita e della biodiversità impone responsabilità, rigore scientifico e rispetto delle regole, non scorciatoie letali”, sottolineano le associazioni.


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