Lo Stato deve riappropriarsi dei servizi pubblici
- redazione informamolise
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Siamo in un periodo in cui i salari sono fermi e i redditi in calo, l’offerta di beni e servizi, essenziali, accessibili a tutti può fare la differenza.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a:
· un parziale ritiro dello Stato dalla gestione dei servizi ai cittadini
· una progressiva privatizzazione che ha fatto aumentare le disuguaglianze già presenti, tra Nord e Sud del Paese, tra centri urbani e aree rurali, tra ricchi e poveri.
· una drastica riduzione della spesa discrezionale delle famiglie (-42,1%), per i beni non strettamente necessari.
Le persone sono costrette a rinunciare a una parte consistente di spese essenziali per il proprio benessere (-18%), anche se le attività economiche fondamentali che rendono dignitosa la vita delle persone, dovrebbero essere gratuite e accessibili a tutti.
I servizi pubblici hanno un ruolo decisivo per il benessere di tutti e tutte, a prescindere dal reddito, un principio questo contenuto nella nostra amata Costituzione, infatti non tutto quello di cui abbiamo bisogno può essere acquistato con il reddito.
Possiamo acquistare, con molta facilità un telefono, non possiamo acquistare la rete telefonica, possiamo pagare un biglietto del treno, ma non possiamo prendere il treno senza una rete ferroviaria e un sistema di trasporti pubblici. E’ fondamentale tornare a legittimare l’economia di base quella del benessere e non del profitto, cosi come è sancito nella nostra Costituzione.
Negli ultimi trent’anni si è espropriato il popolo di questi benefici, un capitalismo di chi estrae valore più di quanto ne produce è sicuramente incompatibile con i principi costituzionali, ma anche con i principi basilari della riproduzione della società.
Un capitalismo pronto a disinvestire, nei servizi, nel personale, corrode il benessere collettivo, è una malattia che si può curare solo invertendo, drasticamente, l’ordine delle priorità e facendo leva sulla consapevolezza dei cittadini.
Non solo i ceti più poveri, ma anche i semi benestanti vivono la crisi di procurarsi giornalmente ciò di cui hanno bisogno.
Una vacanza o un evento culturale si fa sempre più fatica a procurarselo, questo stato di malessere dà forma alla politica di oggi.
I partiti predicano bene ma razzolano male, tutti si presentano come la spinta al cambiamento, ma danno una risposta poco razionale e organizzata, nessun partito si preoccupa di far proprio, se non con slogan vuoti, questo malessere, forse il sindacato potrebbe farlo ma, anche qui gli interessi sono altri.
L’intelligenza artificiale viene utilizzata come espropriatore di valore sociale, non bisogna avere una reazione avversa a queste trasformazioni tecnologiche, ma bisogna pretendere che questa ricchezza venga in qualche modo restituita alla società, e che la rendita non sia interamente catturata da attori privati ma torni ai cittadini, irrobustendo i servizi essenziali.
Alfredo Magnifico