Le disuguaglianze si possono abbattere
- redazione informamolise
- 7 giorni fa
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Sembra surreale ma qualcuno ci crede e perché no dovrebbe realizzarsi questi sogni?
Il rapporto sulla giustizia globale del World Inequality Lab della Paris School of economics per un mondo più giusto: afferma che le disuguaglianze possono essere abbattute con la distribuzione di 5 mila euro al mese per tutti e tasse fino al 90% per i super-ricchi, con la settimana lavorativa dimezzata.

La ricetta del World Inequality Lab della Paris School of Economics, coordinato tra gli altri dall’economista francese Thomas Piketty, per un mondo più giusto sembra un’ utopia o una provocazione ma il Global Justice Report, Rapporto sulla giustizia globale, traccia un piano di trasformazione dell’ordine economico mondiale da qui al 2100, basato su studi e modelli e propone idee su come creare maggiore uguaglianza globale e prosperità rimanendo entro i limiti del Pianeta.
Gli autori dello studio sostengono che questo è un percorso urgente e non più procrastinabile, tra gli studiosi figurano anche i grandi teorici dell’imposta minima sui miliardari.
Dal 2020 la riduzione della povertà in tutto il mondo non solo ha subito un rallentamento ma si è addirittura invertita, mentre le disuguaglianze sono aumentate.
Secondo il rapporto sullo stato delle conoscenze in materia di disuguaglianza, pubblicato lo scorso anno durante la presidenza sudafricana del G20, tra il 2000 e il 2024, l'1% più ricco della popolazione mondiale si è accaparrato il 41% di tutta la nuova ricchezza creata nel mondo.
Nello stesso tempo la maggior parte dei limiti planetari, come; la regolazione del clima, l'abbondanza delle specie e la disponibilità di acqua dolce, hanno superato quelli che i ricercatori definiscono limiti “sicuri e giusti”.
L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile ritiene necessario: garantire a tutti i Paesi l'accesso ai bisogni più elementari, un'istruzione di qualità, un lavoro gratificante e un'assistenza sanitaria accessibile, cosa che è finora sfuggito a chiunque ci abbia provato.
Per questo il Global Justice Report propone una soluzione radicale attraverso tre grandi trasformazioni: rapida decarbonizzazione dei sistemi energetici; passaggio verso un modello di “sufficienza”, basato su una minore impronta materiale, una riduzione delle ore lavorate e cambiamenti nei consumi, nell’alimentazione e nell’uso del suolo; forte riduzione delle disuguaglianze di reddito, ricchezza e potere, sia all’interno dei Paesi sia tra Nord e Sud del mondo.
La ridistribuzione della ricchezza e del reddito deve avvenire su scala planetaria attraverso un aumento della tassazione a livello globale, e colpirebbe principalmente coloro che possiedono patrimoni di centinaia di milioni di dollari.
Le tasse verrebbero riscosse da un nuovo organismo internazionale, il Global Justice Fund, che le ridistribuirebbe per investire in progetti come il clima, l'istruzione, la sanità e altre cause, tramite dividendi nazionali ripartiti equamente pro capite.
Al Fondo dovrebbe arrivare risorse equivalenti al 10,3% del Pil globale fino al 2060, in pratica oltre venticinque volte la somma degli attuali aiuti internazionali e dei budget combinati di Onu, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale.
I rendimenti degli investimenti di un ulteriore ente, il World Sovereign Fund, finanzierebbero i dividendi. Gli autori propongono inoltre una nuova valuta di riserva internazionale e una banca centrale gestita dalle Nazioni Unite in sostituzione del Fondo monetario internazionale.
Secondo le stime del rapporto, entro il 2100 il reddito pro capite mensile per tutti gli abitanti del mondo potrebbe raggiungere i 5 mila euro, cancellando l’attuale divario che esiste e che è di sedici volte tra l’Africa subsahariana e il Nord America, con un numero di ore lavorate inferiore a quello attuale e con un riscaldamento globale contenuto a 1,8 °C rispetto ai livelli preindustriali.
La riduzione del tempo di lavoro sarebbe accompagnata da una profonda trasformazione delle attività economiche. La quota di lavoro globale dedicata a istruzione e salute salirebbe dall’11% al 43%, riflettendo il crescente peso dei servizi alla persona e degli investimenti nel capitale umano.
Anche la parità di genere occupa un ruolo centrale nello scenario. Uomini e donne convergerebbero verso una distribuzione equilibrata del lavoro retribuito e di quello domestico, oltre che verso una sostanziale uguaglianza salariale.
Non si tratta di un assegno universale pagato dagli Stati, ma del livello di reddito che deriverebbe dalla crescita sostenuta del Sud globale, da una redistribuzione radicale della ricchezza e dall’espansione di sanità, istruzione e investimenti pubblici.
Il raggiungimento di questo obiettivo non è utopistico: per gli economisti è realizzabile con la volontà politica. Naturalmente è prevista l'opposizione in particolare da parte di alcune aziende e dei Paesi più ricchi, ma si può fare addirittura anche senza la partecipazione degli Stati Uniti.
Alfredo Magnifico



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