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Lavoro, famiglia, futuro: un'alleanza da riscoprire

redazione informamolise
7 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

In un mondo allo sfascio la sfida che oggi ci si presenta è costruire sistemi sociali ed economici in cui la vita familiare possa fiorire ed essere sostenuta dalle leggi e dall’economia, anziché essere condizionata e schiacciata dalle leggi di mercato, va immaginato un nuovo welfare aziendale, con servizi mirati per i lavoratori con specifici bisogni familiari, perché solo attraverso una santa alleanza tra famiglia e lavoro si può generare più futuro, per le persone, per le nuove generazioni, per la società tutta. 

La sfida sarà quella dell’umanizzazione della società, per costruire sistemi sociali ed economici in cui la vita familiare possa fiorire ed essere sostenuta dalle leggi, dall’economia, dalla vita delle organizzazioni, anziché essere condizionata e schiacciata da invincibili “leggi di mercato”, che sembrano impossibili da vincere, e che antepongono profitto, interesse e competizione a valori quali fiducia, solidarietà, responsabilità, valorizzazione della persona.

La società per prima, lo Stato, le imprese, lo stesso mercato economico nel suo complesso, non possono fare a meno di questi valori, per poter funzionare, sostenere la famiglia significa riscoprire il suo valore aggiunto per la società, come costruttrice di capitale umano, sociale ed economico. 

Oggi persiste un oggettivo svantaggio lavorativo ai danni di chi fa famiglia, e soprattutto di chi si assume i compiti di cura: in particolare, le madri.

 Due i punti critici del mondo del lavoro che meritano particolare attenzione.

Un primo nodo è la presenza di “circa 900.000 madri che sono inattive perché devono prendersi cura dei figli o di persone non autosufficienti che per la grande maggioranza il non aver cercato lavoro è stata una vera e propria “libera scelta di cura”, mentre sono circa 190mila le madri inattive che non lavorano perché non trovano servizi sostitutivi. 


Nella famiglia la cura e la solidarietà sono codici forti, scelti liberamente, e peraltro difficilmente sostituibili da un welfare in ritirata, quindi conviene immaginare di favorire questo “serbatoio di solidarietà” con incentivi fiscali, flessibilità aziendale e supporti formativi, anziché penalizzare le carriere lavorative e la permanenza stessa delle “madri che curano” sul mercato del lavoro.

Il secondo nodo è la necessità di immaginare un nuovo welfare aziendale, con servizi mirati per i lavoratori con questi specifici bisogni familiari; l’analisi dell’attuale welfare aziendale evidenzia invece che questa capacità di sostegni selettivi “family friendly” è ancora poco frequentata dalle imprese nel nostro Paese, mentre prevalgono sostegni individualistici (dati ISTAT/EU SILC). 

Il buono pasto/mensa aziendale, è riservato esclusivamente al lavoratore individuale, esteso ad oltre 4 milioni di lavoratori, mentre gli interventi selettivi per i figli hanno platee molto più ristrette: solo 21.000 godono dei sostegni per asili nido/scuole materne, solo 26.000 per rimborsi spese acquisto libri scolastici.

Insomma, oltre a serie scelte di politica pubblica a favore della famiglia (tuttora gravemente insufficienti), servirebbe una vigorosa riorganizzazione degli interventi di welfare aziendale per sostenere i lavoratori con carichi familiari, perché lì si genera il futuro del Paese, famiglia e lavoro sono due capitali troppo preziosi, per il benessere di una comunità locale, perché la loro combinazione non stia a cuore a tutti quanti.

Alfredo Magnifico 

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