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La sicurezza non si costruisce alimentando la paura

  • redazione informamolise
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo cinque decreti sicurezza la situazione è sostanzialmente invariata”, il rischio è continuare a rincorrere “soluzioni facili” senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.



Il dibattito pubblico è prigioniero di slogan e semplificazioni. “Nel mercato della paura ci sono professionisti e mercanzie di facile consumo”, immigrazione e sicurezza sono diventate terreno privilegiato di una certa  propaganda politica.


Sulle politiche migratorie servirebbe un organismo capace di governare il fenomeno nel suo insieme, dai flussi regolari ai rimpatri, dall'accoglienza all’inserimento, fino all’integrazione.


Non si vuole affrontare in maniera seria il tema dell’integrazione, esiste un sistema pseudo-mafioso che alimenta sfruttamento e marginalità, per cui consentire l’ingresso di lavoratori senza pensare minimamente a politiche di inserimento costituisce un elemento che alimenta forme di insicurezza e di illegalità.


La prevenzione sulla sicurezza nei posti di lavoro non può essere percepita come un costo, ma come un investimento”, l’idea di sicurezza sul lavoro deve essere fondata su democrazia, diritti e responsabilità condivisa.


Troppi gli Stranieri vittime del sistema, le tante vicende di stranieri morti nei campi o sui cantieri, denotano atrocità indicibile e accendono i riflettori sulle condizioni di sfruttamento e schiavitù in cui troppo spesso, si ritrovano i lavoratori nelle campagne.

Migranti, invisibili, spesso senza permesso di soggiorno, senza casa, senza diritti, senza dignità.


Un essere umano, un lavoratore, trattato alla stregua di un vecchio attrezzo agricolo rotto, da buttare via. Ripensando al migrante che dopo che si era   amputato un braccio sul lavoro, nessuno ha pensato di portarlo in ospedale, ma fu scaricato come un pacco, con l’arto tranciato infilato in una cassetta di plastica, abbandonato vicino all’immondizia come uno scarto o i quattro migranti uccisi bruciati nel furgone

Si pensava che in Italia si fosse toccato il fondo, che peggio di così un essere umano non poteva essere trattato, e invece no.


Nel Vicentino, un lavoratore che aveva riportato gravi fratture cadendo da un’altezza di circa tre metri, è stato lasciato in strada dal suo datore anziché essere trasportato al pronto soccorso.


Questi casi accaduti non sono isolati, siamo di fronte a un sistema basato sul massimo sfruttamento, sulla riduzione in schiavitù del lavoratore e della persona.

Il numero di ispezioni nei posti di lavoro sono irrisori rispetto alle necessità, l’istituzione di tavoli ministeriali sono un teatrino, sui controlli a tappeto, la presidente Meloni e il Ministro del Lavoro avevano gridato allo scandalo, ma l’organico di ispettori dell’Inl in servizio è inferiore alle esigenze reali e ai livelli che erano stati programmati.


L’assurdo è che se i carabinieri trovano in un’azienda dei braccianti sfruttati, migranti senza documenti, li portano al comando, prendono le impronte e nella quasi totalità dei casi danno un decreto di espulsione, questo meccanismo ignobile dovrebbe ribaltarsi e li dove ci sono la condizione di sfruttamento, bisognerebbe concedere il permesso di soggiorno per motivi di giustizia e arrestare gli imprenditori disonesti.


Dall’espulsione bisognerebbe passare immediatamente al permesso di soggiorno con la motivazione di vittime di sfruttamento, tratta e caporalato.


Chi Governa dovrebbe rendersi conto che le condizioni di lavoro non dignitose costano vite umane, e che questo non è accettabile.


In tanti territori lo sfruttamento rappresenta la normalità, occorre ricostruire una cultura dell’impresa e della legalità che purtroppo non viene garantita

Il sistema dei flussi alimenta le pratiche di illegalità, su cento migranti che arrivano meno di 20 vengono realmente assunti, gli altri si disperdono, vengono sfruttati, diventano invisibili, una situazione che purtroppo peggiora di anno in anno.

Alfredo Magnifico

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