L’intelligenza artificiale non sostituisca i lavoratori ma supporti il lavoro
- redazione informamolise
- 3 ago
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Per L’intelligenza Artificiale servono nuove regole in economia, con più: contrattazione, partecipazione e redistribuzione della ricchezza e il sindacato, la Politica e le associazioni Datoriali non possono esimersi dallo svolgere il ruolo che loro compete svolgere nei prossimi anni, il punto di riferimento resta la Magnifica Humanitas di Leone XIV, che riafferma il primato dell’umano su ogni altro aspetto della vita economica.

Il lavoro non è solo un privilegio o il luogo in cui si forma l’identità individuale e collettiva, ma rappresenta lo strumento di emancipazione economica, sociale, culturale, questa visione si contrappone a quel modello economico che ha svalorizzato e precarizzato il lavoro, mettendo al centro il profitto e il mercato.
L’intelligenza artificiale è già entrata nelle fabbriche, negli uffici e nei servizi, (in altri articoli ho parlato di licenziamenti provocati), e per questo l’I.A. non può essere lasciata alle sole logiche dell’efficienza.
Se lasciate alla pura efficienza, l’intelligenza artificiale e la robotica producono nuove divisioni senza accrescere; efficienza e libertà, per evitarlo, algoritmi e piattaforme vanno regolati in funzione del bene comune.
La robotica sta trasformando profondamente il lavoro, il vero obiettivo deve essere quello di sostituire al lavoro ripetitivo e usurante con un’attività di maggiore contenuto professionale e dirigenziale senza eliminare i lavoratori, ma sollevando le persone dalle attività faticose e ripetitive per liberarne la creatività.
La rivoluzione tecnologica impone un grande investimento sulla conoscenza, con il diritto fondamentale della formazione permanente, per cui ogni lavoratore deve poter aggiornare continuamente le proprie competenze, perché; la conoscenza costituisce la forma più grave di discriminazione quando non è accessibile a tutti.
La formazione non è solo uno strumento di crescita individuale, ma una condizione essenziale per garantire qualità del lavoro, sicurezza e libertà, pertanto la trasformazione digitale non può essere governata unilateralmente dalle imprese.
La contrattazione seria, non all’acqua di rose come negli ultimi trent’anni, deve intervenire sugli elementi decisivi: organizzazione del lavoro, tempi, orari, salute e sicurezza.
Il sindacato deve essere coinvolto sia nella fase della progettazione dei cambiamenti tecnologici e organizzativi, da garantire; spazi di autonomia, libertà del lavoro per redistribuire la produttività attraverso salari più alti, con l’inserimento del modello di cogestione-partecipazione dei lavoratori rafforzando il ruolo della contrattazione e della partecipazione organizzativa e decisionale dei lavoratori.
Serve un cambiamento profondo dell’attuale modello di crescita, superando il paradigma consumistico e puramente quantitativo, occorrono nuove politiche redistributive a partire da una riforma fiscale progressiva, occorre un vero contrasto all’evasione fiscale e contributiva, c’è necessità di una diversa tassazione delle rendite finanziarie e un rafforzamento del welfare.
Va ricostruito un principio di solidarietà e sussidiarietà sociale, messo in discussione da politiche inique e da spese in armamenti a causa del ritorno alle guerre.
Come sottolinea Papa Leone nella sua enciclica e nei diversi richiami; la sfida dell’intelligenza artificiale è riportare al centro la persona, il lavoro e la democrazia economica.
Alfredo Magnifico



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