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L’inflazione cresce, le retribuzioni al palo

redazione informamolise
9 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

I prezzi sono aumentati del 5,4% rispetto a ottobre dell’anno scorso, spinti dal rialzo dell’energia, mentre gli stipendi restano molto al di sotto.



L’Istat ci dice che a ottobre c'è stata una nuova fiammata d'inflazione ed è stato registrato un aumento dei prezzi del 5,4% sullo stesso mese del 2025, in crescita rispetto al 4,2% di settembre. È il dato più alto da oltre tre anni: bisogna infatti tonare ad agosto 2023 per ritrovare lo stesso rialzo.


L'indice delle retribuzioni contrattuali orarie a settembre 2026 è rimasto invariato rispetto al mese precedente ed è aumentato del 2,5% rispetto a settembre dello scorso anno. 

Per il secondo trimestre consecutivo la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell'inflazione nel dettaglio, l'aumento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3 nell'agricoltura, 2,6 nell'industria e 2,1 nei servizi privati) e del 3,2 per la pubblica amministrazione.

A spingere il tasso dell’inflazione verso l' alto principalmente è l'aumento dei prezzi dei beni energetici che, come si legge nella stima dell’istituto di statistica, sono passati da più 22,6% a più 31,4%, una crescita che è ancora influenzata dal quadro geopolitico internazionale, in particolare, gli energetici regolamentati sono schizzati da più 25,8 a più 59,5%, mentre quelli non regolamentati (mercato libero) sono cresciuti dal 22,5 a più 29,4%.

A spingere l'inflazione ci sono gli alimentari non lavorati, che sono passati da più 5,5% a più 7,5% e i servizi relativi ai trasporti (da 1,6 a 3,1), gli alimentari lavorati (più 0,5), mentre diminuiscono su base mensile i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (meno 0,9). 

Su base tendenziale risultano In accelerazione sia i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da più 1,5 a più 2,5), che quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da 5,2 per cento a 5,8 per cento).

Un’inflazione al 5,4% peserà sulle tasche dei cittadini, lavoratori e famiglie. Come? Secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, il maggior esborso su base annua va dai 1.500 ai 1.800 euro a nucleo, dei quali 790 solo per abitazione, elettricità e gas, la divisione che ha subito il rincaro tendenziale maggiore.


La mazzata potrebbe arrivare a 2.300 euro per una famiglia con due figli, qualora i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali. A preoccupare sono soprattutto rincari di luce e gas: le tariffe energetiche sono tornate a livelli stellari, un incremento che si registra alla vigilia della stagione fredda cioè quando aumentano i consumi delle famiglie.


Mentre aumenta il costo della vita, diminuiscono le tutele e si allargano le disuguaglianze, servono risposte adeguate a lavoratori, pensionati e giovani.

Alfredo Magnifico 


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