L' economia sommersa uno scandalo a cielo aperto
La fotografia dell' economia dell' Italia raccontata da Censis e Confcooperative riporta un paese con oltre 3 milioni di lavoratori in nero e oltre 100 miliardi di evasione fiscale.

Una parte consistente dell’economia italiana si fonda e si arricchisce sullo sfruttamento umano; uomini e donne ridotte quasi in schiavitù: gli occupati irregolari in Italia sono 2 milioni e 725mila, in crescita di 117mila unità rispetto alla rilevazione precedente.
Poche settimane fa, come riportavano le cronache, nella ricchissima Milano circa 300 lavoratori indiani, reclutati direttamente nel paese di origine, occupati nel cantiere per la costruzione del nuovo consolato Usa senza contratto, ricattati e “compensati” con due euro l’ora, questa è la punta di un iceberg scoperta da una inchiesta per caporalato condotta dalla Procura di Milano.
Soldi, tanti soldi sottratti all’economia sana e allo sviluppo del Paese, sono ben 77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) quelli da lavoro irregolare, niente tasse, niente contributi previdenziali, niente accantonamento del Tfr, soprattutto poco, pochissimo ai lavoratori e alle lavoratrici; paghe misere, sottrazione di. risorse ai consumi interni, cosa che impoverisce ulteriormente l’Italia, oltre che loro.
Evasione fiscale, lavoro irregolare, economia sommersa sono, da tempo, vere e proprie zavorre per l' economia del nostro Paese.
Le prime vittime sono lavoratrici e lavoratori che si vedono negati diritti fondamentali.
Le conseguenze dell’economia sommersa le paghiamo tutti e tutte noi e a pagare un prezzo altissimo sono le imprese che si comportano correttamente e che subiscono concorrenza sleale da parte di chi, invece, viola le regole, si sottrae ai suo doversi fiscali, non paga il dovuto ai dipendenti, non versa i contributi previdenziali.
Il Report evidenzia un altro elemento che crea scandalo, quello dell’evasione fiscale: 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sotto dichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva con un'evasione in aumento del ben 21,6%, se non fa scandalo questo nell’era della digitalizzazione allora siamo davvero assuefatti a tutto.
Sapendo poi che l’Irpef è per l’80% a carico di lavoratori e lavoratrici dipendenti e pensionati, si ha conferma dell’iniquità del nostro sistema fiscale, ma, anche in contrasto con la Costituzione ci sono la bellezza di 108 miliardi di euro sottratti dai ricchi al welfare di cui, per altro, usufruiscono e a questi si aggiungono anche i 12,2 miliardi di euro sottratti all’erario da affitti in nero.
Questo comporta minori entrate per lo Stato, cui vengono a mancare le risorse per finanziare un welfare sempre meno pubblico e universalistico e per pagare pensioni dignitose.
Quanti medici e infermieri si potrebbero assumere magari con retribuzioni migliori e quanti insegnanti potrebbero trovar posto magari garantendo così il tempo pieno per tutte e tutti i frequentatori delle scuole e quanti servizi dedicati all’integrazione, quella vera, di donne e uomini che arrivano da lontano contribuendo a far crescere l' Italia?
Purtroppo non si è fatto nulla per diminuire il lavoro nero, per recuperare risorse dall’evasione, dove sono gli ispettori del lavoro che servono a scovare l’occupazione irregolare e a prevenire gli incidenti?
Dove sono la limitazione del contante e l’incrocio tra banche dati per scovare elusori ed evasori?
Troppe flat tax, le tasse definite “pizzo di Stato”, purtroppo esiste una volontà politica, di una “scelta” di priorità e di fasce di popolazione da tutelare e consolidare dal punto di vista del consenso elettorale.
Ci sarebbero tutte le ragioni per contrastare senza se e senza ma questi fenomeni e per pretendere, da parte di tutti gli operatori economici, un rigoroso rispetto della legalità.
La legalità si sbandiera solo contro i più deboli, mentre si tollera che una parte così significativa della ricchezza nazionale sfugga a ogni controllo. Un atteggiamento non solo sbagliato, ma anche controproducente, perché compromette le prospettive di crescita dell'Italia.
Alfredo Magnifico



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