«L'ASReM pubblica un video in lingua araba mentre la sanità molisana crolla
«Ma ve lo dobbiamo dire in arabo?» Detto, fatto! L'ASReM pubblica un video in lingua
araba mentre la sanità molisana crolla.

«Ma te lo devo dire in arabo?»
Un'espressione utilizzata spesso quando le parole sembrano non bastare più per farsi
comprendere.
Ecco, probabilmente qualcuno ai vertici dell'ASReM deve aver preso questo detto un
po' troppo alla lettera.
Mentre da anni la sanità pubblica molisana è al collasso, l'Azienda sanitaria regionale
ha pensato bene di pubblicare video informativi in lingua araba.
D'altronde, forse il problema della sanità molisana è sempre stato questo...
«Non ci siamo capiti!»
E allora chissà, magari cambiando lingua riusciremo finalmente a comprendere
qualcosa in più di quello che sta accadendo alla nostra sanità pubblica...
O forse è proprio questo il messaggio che, involontariamente, ci stanno trasmettendo:
«L'incomprensione tra cittadini e istituzioni continuerà a essere il nostro presente e,
probabilmente, anche il nostro futuro».
Parliamo di una regione che vive da 17 anni sotto commissariamento sanitario. Una
regione con disavanzi milionari, carenze di personale, ospedali in difficoltà, reparti a
rischio di chiusura e servizi che potrebbero essere ridimensionati.
Una regione nella quale ai cittadini non viene garantito il diritto alla salute.
E in questo contesto, mentre la sanità molisana sembra crollarci addosso, l'ASReM si
mette a fare video in lingua araba.
Ora, vorrei capire quale sia concretamente il senso di questa iniziativa.
Secondo le elaborazioni dei dati ISTAT al 1° gennaio 2025, in Molise risultavano solo
alcune centinaia di residenti cittadini di nazionalità marocchina, tunisina ed egiziana.
Un dato che non indica nemmeno quanti di loro parlino già italiano (come spesso
accade)
Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere il numero dei potenziali
destinatari, quanti siano già in grado di comprendere le informazioni in italiano e quali
valutazioni abbiano portato l'ASReM a realizzare questo contenuto.
E soprattutto, sarebbe utile capire quanto è costato...
Approfondendo il tema, emerge un'altra questione che, considero difficile da
comprendere.
L'ASReM ha destinato circa 170mila euro a un piano di comunicazione proprio qualche
tempo fa.
E sapete per fare cosa?
Per rinnovare la propria immagine, puntando su una comunicazione più moderna e
dinamica.
Reel, shorts, video, podcast e contenuti multimediali da diffondere sui social network.
...
Stiamo parlando dell'Azienda sanitaria regionale del Molise.
Quella che dovrebbe garantire visite mediche, esami diagnostici, assistenza, ospedali
funzionanti e servizi sanitari efficienti.
E sinceramente, davanti ai problemi che affrontiamo quotidianamente, leggere che si
investono risorse pubbliche per l'immagine dell'Azienda, producendo reel e podcast,
mi lascia davvero incredulo.
Dobbiamo seguire le puntate della sanità molisana?
Magari mettere un like, condividere un reel e aspettare il prossimo episodio, mentre per
una visita specialistica c'è chi deve aspettare mesi oppure mettere mano al
portafoglio?
Mi viene quasi da sorridere, se non fosse che stiamo parlando di una questione
drammaticamente seria.
E allora vorrei rivolgere una domanda molto semplice ai vertici dell'ASReM:
Ma invece di preoccuparvi della vostra immagine, perché non provate a migliorare
concretamente i servizi che siete chiamati a garantire?
Invece di pensare ai video in lingua araba, ai reel e ai podcast, perché non concentrate
le vostre energie e risorse per garantire a tutti i molisani la possibilità di curarsi, in tempi
ragionevoli, senza essere costretti a rivolgersi continuamente alla sanità privata o a
strutture fuori regione?
E sapete quale sarebbe la conseguenza?
Che non avreste nemmeno bisogno di investire per migliorare la vostra immagine.
Un'Azienda sanitaria che funziona, che garantisce prestazioni in tempi accettabili, che
mantiene aperti e operativi i propri reparti, che risponde alle esigenze dei pazienti,
migliora automaticamente anche la propria reputazione.
Non servirebbe inventarsi nulla.
Non servirebbe convincere i cittadini.
Sarebbero i risultati a parlare da soli.
Naturalmente non sostengo che eliminando qualche video o rinunciando a un podcast
si possano risolvere i problemi accumulati in decenni.
Ma proprio perché i problemi sono enormi, anche le scelte apparentemente più piccole
raccontano molto del modo in cui vengono stabilite le priorità.
Ed è questo che mi preoccupa.
Perché dietro ogni decisione amministrativa dovrebbe esserci una valutazione delle
necessità, delle urgenze e dell'utilità delle risorse impiegate.
E quando vedo una sanità pubblica che rischia di perdere servizi essenziali, mentre si
investono 170mila euro per un piano di comunicazione , non posso fare a meno di
interrogarmi sulla scala delle priorità utilizzata dai vertici aziendali.
Non abbiamo bisogno di trasformare la sanità pubblica in un prodotto da promuovere
sui social.
Abbiamo bisogno di garantire alle persone il diritto di curarsi.
La migliore pubblicità per la sanità pubblica è una sanità pubblica che funziona... e non
servirebbe neanche dirlo in arabo.
Salam!
Andrea Montesanto



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