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Ischemia e infarto “invisibili”: medici internisti lanciano l'allarme al XX Congresso SIMI Lazio e Molise

  • redazione informamolise
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Un dolore al petto improvviso, la corsa in Pronto Soccorso, gli enzimi cardiaci alterati che segnalano una sofferenza del cuore, ma la coronarografia non evidenzia stenosi significative delle arterie coronariche. È il volto insidioso delle sindromi INOCA (Ischemia with Non-Obstructive Coronary Arteries - Ischemia miocardica con arterie coronarie non ostruttive) e MINOCA (Myocardial Infarction with Non-Obstructive Coronary Arteries - Infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive), patologie cardiovascolari emergenti e di complessa diagnosi.


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Il tema è stato al centro del XX Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Lazio e Molise, che si è svolto venerdì e sabato a Roma all’Università Sapienza, appuntamento che ha riunito specialisti provenienti dalle due Regioni per fare il punto sulle principali sfide della medicina interna contemporanea.


Le sindromi INOCA e MINOCA interessano frequentemente le donne tra i 45 e i 65 anni e soggetti senza stenosi coronariche significative o con profili di rischio cardiovascolare meno tipici. Alla base di queste condizioni possono esserci alterazioni del microcircolo coronarico o spasmi delle arterie coronarie che determinano ischemia miocardica e aumentano il rischio di eventi avversi per il paziente se non correttamente riconosciuti e trattati.


Dobbiamo alzare la guardia su questo fenomeno - sottolinea il professor Alessio Molfino, presidente della SIMI Lazio e Molise e ordinario di Medicina Interna all’Università La Sapienza di Roma -, perché troppo spesso questi pazienti rischiano di rimanere in un limbo assistenziale. Ci troviamo di fronte a un apparente paradosso clinico: il problema cardiovascolare si manifesta con l’angina, ma gli esami tradizionali non evidenziano stenosi coronariche significative. È invece fondamentale individuare la causa del dolore toracico e impostare percorsi diagnostici e terapeutici appropriati. Una diagnosi tempestiva e accurata consente di ridurre il rischio di gravi complicanze per il paziente, nuovi accessi in Pronto Soccorso e lunghe riospedalizzazioni”.


Solitamente i pazienti a cui viene diagnosticata la sindrome INOCA, che è un’ischemia, o la MINOCA, un vero e proprio infarto, hanno profili clinici eterogenei, soffrono di più patologie e sono in terapia con diversi farmaci. In alcuni casi, sono soggetti obesi, con diabete o ipertensione arteriosa non controllati. Per quanto riguarda le donne – ed entriamo nel campo della medicina di genere –, le due condizioni possono riguardare anche pazienti in età peri e post menopausale, fumatrici o con anamnesi di assunzione di contraccettivi, nelle quali vengono riscontrate anomalie del microcircolo.


L’INOCA rappresenta una fetta molto ampia dei pazienti che si sottopongono ad angiografia e sono di interesse internistico. Si stima che questa condizione colpisca prevalentemente il sesso femminile. La MINOCA, invece, è responsabile di circa il 5-10% di tutti gli infarti miocardici e richiede un accurato inquadramento diagnostico per escludere altre possibili cause di danno miocardico.


In questo contesto, il ruolo dell’internista si conferma centrale insieme a un approccio multidisciplinare. Grazie a una visione globale del paziente e delle sue comorbilità, il medico internista è in grado di integrare dati clinici, laboratoristici e strumentali per identificare precocemente condizioni spesso difficili da riconoscere e indirizzare il malato verso il percorso più adeguato.


Il Congresso rappresenta inoltre un importante momento di confronto scientifico su numerosi temi di grande attualità. Tra questi, le nuove opportunità terapeutiche nello scompenso cardiaco, che stanno modificando in maniera significativa la prognosi e la qualità di vita dei pazienti, il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale, che richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato, e la malnutrizione per difetto nel paziente oncologico, una condizione spesso sottovalutata ma in grado di influenzare in modo rilevante la risposta alle cure, gli esiti clinici e la sopravvivenza.


L’obiettivo condiviso dagli specialisti è promuovere l’appropriatezza diagnostica e terapeutica e favorire una presa in carico sempre più personalizzata dei pazienti con patologie croniche e complesse.


Il Congresso della SIMI Lazio e Molise - conclude il professor Molfino - rappresenta ogni anno un’occasione preziosa di crescita professionale, aggiornamento scientifico e confronto tra colleghi. La condivisione delle conoscenze e delle esperienze cliniche basate sull’evidenza è fondamentale per migliorare la qualità dell’assistenza e affrontare le nuove sfide della medicina interna. Un valore ancora più importante per i giovani internisti, ai quali vogliamo offrire opportunità concrete di formazione e sviluppo professionale. La nostra sezione, che è oggi tra le più numerose d’Italia per numero di iscritti, conferma così il proprio ruolo di punto di riferimento per le nostre due Regioni nella promozione della cultura internistica e dell’innovazione clinica”.

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