Il potere d’acquisto è fermo al 2005, mentre il costo della vita è aumentato del 17,4%
- redazione informamolise
- 3 giorni fa
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Il potere d'acquisto degli italiani è cresciuto, ma è ancora fermo ai livelli del 2005: dall'inflazione ai salari, ecco il perché del lento recupero.
Il governo ha rivendicato un positivo recupero nel potere d’acquisto delle famiglie e degli italiani, tornato a crescere dopo le difficilissime crisi legate prima alla pandemia e, poi, alla guerra in Ucraina, ma dai dati degli ultimi vent’anni si nota che siamo fermi al dato sul potere d’acquisto del 2005, ultimo positivo prima di quattro crisi che l’hanno fortemente indebolito.
Gli ultimi dati (fermi al 30 settembre 2025), mostrano che il reddito delle famiglie è salito del 7,6% rispetto al medesimo periodo del 2022, con il potere d’acquisto che ha fatto un leggero balzo di 1,8 punti percentuali rispetto al periodo immediatamente precedente; tutto in un 2025 che è stato interamente chiuso con il segno positivo.
Ma guardando al quadro complessivo dei dati sul potere d’acquisto degli ultimi vent’ anni si nota un’amara verità: nel terzo trimestre del 2025 il reddito lordo delle famiglie in termini reali (a parità di potere d’acquisto) era di circa 305,5 milioni di euro; inferiore rispetto a quei 306,6 milioni registrati nel 2005, ma anche nettamente migliore rispetto al dato peggiore degli ultimi 20 anni, ovvero quello del 2012 (l’anno del “whatever it takes” di Draghi) quando si toccarono appena 278 milioni di euro.
Il potere d’acquisto degli italiani è cresciuto nel corso degli ultimi anni, il recupero è iniziato nel 2020, con più intensità dal 2022 in poi, ma siamo ai livelli di vent’anni fa, periodo in cui inflazione e costo della vita erano nettamente inferiori rispetto a oggi, secondo Eurostat, Italia e Grecia sono gli unici paesi europei che tra il 2004 e il 2024 hanno visto ridurre (rispettivamente del 4 e del 5%) il reddito reale pro capite dei loro cittadini.
Dietro la politica del potere d’acquisto si nascondono una miriade di fattori; l’inflazione con dinamiche costanti di crescita dal 2021 a questa parte, non sostenute dalla crescita dei salari nel medesimo periodo; tanto che tra il 2021 e il 2024, secondo Eurostat, il costo della vita in Italia è aumentato di ben 17,4 punti percentuali, rispetto agli 8,4 che si sono registrati nella crescita dei salari.
Per semplificare se fino a pochi anni fa 10 prodotti al supermercato costavano 100 euro, oggi con la medesima cifra ce ne possiamo portare a casa uno in meno, nonostante nel frattempo gli stipendi siano leggermente cresciuti; mentre guardando nuovamente all’Europa, dobbiamo aggiungere anche il fatto che se tra il 2019 e il 2024 la media dell’aumento della retribuzione reale dei 27 era dell’1,4%, in Italia lo stesso indicatore è diminuito del 2,9%.
Alfredo Magnifico



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