Il Papa al “Meeting per l’amicizia fra i popoli”
- redazione informamolise
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Il mondo definisce “evasione” la ricerca di svago, spesso proposto in forme dispersive e rovinose, ma se il vero ristoro fosse un movimento contrario, il “tornare in sé”, ricercando e ritrovando la propria essenza dentro, e non “fuori, nel caos”?
Papa Leone XIV esorta a essere comunità predisposta all’accoglienza,
Il Papa si rifà alla professione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, che invita a rinnovare a distanza di duemila anni per trovare la “via che conduce alla vita”.

La via di Dio che si mette al servizio dell’uomo, del Maestro che si china a lavare i piedi ai discepoli, del Pastore che si sacrifica per il suo gregge, ed è in questa luce che guardiamo al gesto di Gesù che consegna a Pietro le chiavi, perché nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio.
Nel gesto della consegna delle chiavi a Pietro, e quindi della missione di “legare e sciogliere”, Leone XIV intravede una duplice valenza: quella del ruolo di quanti esercitano l’autorità nella Chiesa, ma anche uno stile universale di abbraccio, riunione, accoglienza, liberazione, perdono ed emancipazione.
La nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”.
Economia e potere al servizio di tutti
Dal Vangelo al passo del profeta Isaia proclamato nella prima Lettura, in cui si narrano le vicende di Sebna, cui era stato affidato un grande progetto di rinnovamento religioso, morale e sociale di Gerusalemme, deragliato poi in un abuso di autorità e accumulo di ricchezze in maniera illecita da parte del funzionario.
Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunita'.
Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero.
Il Papa analizza poi la seconda Lettura, in cui san Paolo parla degli “imperscrutabili” disegni di Dio. Aggettivo che si riferisce non tanto alla complessità dei ragionamenti quanto all’“immensità disarmante del suo amore”, “semplice” perché mosso da pura carità.
L' accogliere indistintamente questa “vocazione” è un aggancio per ricordare la precedente visita a Rimini di san Giovanni Paolo II nel 1982, io li c'ero,che aveva sottolineato come “riposarsi non vuol dire separarsi da sé stessi”, ma “incontrarsi con sé stessi e riconciliarsi con il proprio intimo”.
Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore.
C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima
Ciascun cristiano è chiamato a coltivare e trasmettere tale esperienza, accogliendo con uguale dedizione “chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro” e chi “ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra”.
La preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità, la gratitudine, la bellezza vorrebbero indicare atteggiamenti sempre presenti in ogni frammento della vita.
Alfredo Magnifico



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