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 Il modello UE non basta a compensare gli effetti migratori

  • redazione informamolise
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

L'immigrazione sta diventando un problema per i Paesi europei, anche se c'è tanto bisogno di braccia per il mercato del lavoro.



Le ultime polemiche aizzate dall"italia su Shenghen mettono in luce le contraddizioni delle politiche migratorie europee e la totale inadeguatezza delle regole che hanno orientato le scelte dell' Europa.


Il problema nasce nel voler mantenere le competenze esclusive sulla materia di programmazione e gestione dei flussi migratori nell’ambito delle istituzioni nazionali e lasciare alle Direttive europee il compito di favorire l’armonizzazione dei diritti sociali dei migranti, per offrire una cornice condivisa di regole e di tutele ai lavoratori comunitari, ed extracomunitari con regolare permesso di soggiorno provenienti da altri Paesi dell’Ue.


Servirebbe favorire l’apertura ordinata dei mercati del lavoro e la libera circolazione delle persone introdotta con la sottoscrizione del trattato di Schengen.

L' adozione dei tre regolamenti di Dublino disciplinano l’interpretazione condivisa dei trattati internazionali sui diritti dei profughi. 


La responsabilità di verificare i requisiti per ottenere un permesso di protezione internazionale, di integrare socialmente i beneficiari e di gestire i rimpatri dei non aventi diritto viene confermata per i Paesi di primo ingresso dei migranti irregolari anche dal Patto per l’immigrazione approvato nel 2024 che prevede nuove misure di rafforzamento dei controlli e dei meccanismi di solidarietà per la redistribuzione territoriale dei profughi e dei costi finanziari sostenuti dai singoli Paesi.


Le scelte istituzionali hanno generato nel tempo una specie di ossimoro del diritto europei ; caratterizzato sul versante dei diritti dei migranti dalla produzione di indirizzi, normative e sentenze della magistratura a vari livelli, che hanno esaltato l’impianto delle tutele dei migranti anche a prescindere da una ragionevole contemperazione degli impatti finanziari e sociali. Una generosità formale e sostanziale che ha comportato, sul versante opposto, una crescente ostilità per le politiche di accoglienza e della gestione solidale degli immigrati irregolari provenienti dai Paesi di primo approdo, con implicazioni negative per quelli di frontiera (est Europa, Balcani e Mediterraneo).


I fatti di Ceuta, e il caso spagnolo, rappresentano una sintesi esemplare di queste contraddizioni: l’approvazione da parte del Governo nazionale di una sanatoria per offrire un permesso di soggiorno a circa un milione di immigrati irregolari già insediati nel territorio; la mobilitazione di circa 70 mila marocchini che approdano a nuoto sulla costa spagnola con l’aspettativa di ottenere successivamente un ingresso regolare.


il respingimento di massa di queste persone, reso possibile dalla particolare vicinanza del Paese di provenienza con l’uso di modalità discutibili e formalmente vietate dai trattati internazionali che tutelano i diritti dei richiedenti asilo; la sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione, invocata e applicata dall’Italia e da altri Paesi dell’Ue che, in circostanze simili, avevano riservato lo stesso trattamento per impedire il trasferimento surrettizio degli immigrati arrivati sulle nostre coste, tema, ripreso di recente dalle autorità tedesche per comunicare l’intenzione di rimandare in Italia i migranti entrati irregolarmente nel nostro Paese.


Le criticità non hanno impedito di gestire e di integrare nei Paesi dell’Ue nuovi flussi di cittadini comunitari ed extracomunitari, oltre 5 milioni nel 2023 e 4,4 milioni nel 2024 (tra i quali circa 450.000 beneficiari di un permesso di protezione equivalenti alla metà dei richiedenti asilo). 


La domanda di nuovi immigrati rimane in forte espansione, utilizzata come leva dai Paesi europei per supplire al declino demografico della popolazione in età di lavoro aggravato dall’ evidente disaffezione della popolazione indigena verso i mestieri che comportano disagi e fatiche.


L’attrattività dei Paesi europei rimane elevata per l’erogazione di prestazioni di welfare, a prescindere dalle condizioni di reddito, che non ha riscontri in altri continenti,  ma i presupposti per proseguire le attuali politiche europee per l’immigrazione si stanno esaurendo per il concorso di diversi fattori.


Il controllo dei flussi migratori è diventato una parte integrante delle guerre ibride che stanno sconvolgendo le relazioni geopolitiche e geoeconomiche con un progressivo incremento dell’influenza della Cina, della Russia e della Turchia sui comportamenti di numerosi Paesi del nord e del centro Africa, del Medio oriente e dell’Asia centrale. 


L’utilizzo delle migrazioni per destabilizzare i Paesi di accoglienza e la diffusione di cellule terroristiche in alcuni Stati europei sono eventi comprovati e in fase di espansione. In parallelo è aumentata l’incidenza sul totale dei flussi migratori delle persone provenienti da questi Paesi di origine, in particolare da quelli di matrice islamica, favorita dalla progressiva riduzione della componente comunitaria sulle migrazioni interne e dal ruolo esercitato dalle comunità di origine già insediate nel nostro continente per veicolare l’utilizzo delle quote programmate per i nuovi ingressi per motivi di lavoro, di ricongiunzione familiare, di studio, che, in alcuni casi, non si limita a orientare l’utilizzo delle opportunità legali di ingresso, ma fornisce mezzi e organizzazioni per facilitare la gestione illegale della domanda e offerta di lavoro in diversi settori economici.


Questo fenomeno ha reso più complicata la capacità di controllare la formazione delle tratte di esseri umani, di valutare la congruità dei requisiti di protezione internazionale per distinguerli dagli interessi meramente economici dei singoli migranti, di gestire in tempi ragionevoli il volume delle richieste d’asilo. 

L’utilizzo dei migranti nelle mansioni con bassa qualificazione e nei comparti economici caratterizzati da elevata mobilità lavorativa e da prestazioni sommerse sta comportando seri problemi per l’integrazione economica e sociale delle popolazioni di origine straniera.


Tutti questi fattori rendono improbabile la possibilità di utilizzare i flussi migratori come mera compensazione del declino demografico della popolazione europea, e questa preoccupazione è del tutto evidente nelle dichiarazioni dei Governi nazionali a prescindere dalle loro caratteristiche politiche.


L’esigenza di coniugare la gestione dei nuovi flussi migratori con l’evoluzione delle relazioni geopolitiche con i Paesi di origine e di transito dei migranti, disponibili a cooperare per il controllo rigoroso dei flussi e per il rimpatrio dei migranti irregolari è una possibile direzione di marcia, impostazione che deve essere corredata dalla capacità di selezionare e qualificare i nuovi ingressi per motivi di lavoro, di migliorare il tasso di utilizzo della popolazione in età di lavoro residente, immigrati compresi, di massimizzare l’utilizzo delle tecnologie per aumentare la produttività e la qualità del lavoro.

Il salto di qualità dipende dalla capacità di convergere dei principali Paesi (Germania, Spagna, Francia, Italia) che orientano nell’insieme i due terzi dei flussi migratori del nostro continente, tutto ciò non esime ogni Paese, a partire dal nostro, di adeguare in modo realistico e pragmatico le proprie politiche per l’immigrazione tenendo conto del mutato contesto internazionale.

Alfredo Magnifico 

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