Il lavoro non incontra più il Paese
Il nuovo Report sul mismatch del lavoro italiano del CNEL è un documento che non fotografa solo un problema tecnico, ma il dissesto politico e sociale.
Quasi metà delle assunzioni programmate nel 2026 sono difficili da coprire, milioni di persone restano fuori dal mercato del lavoro con il paradosso evidente: che c'è una domanda alta, un' offerta potenziale enorme, ma in incontro quasi nullo.
Il nodo non è la “mancanza di competenze”, ma la struttura stessa del lavoro italiano: instabile, poco attrattivo, segnato da turn over continuo.
Le cifre delle attivazioni e cessazioni mostrano un mercato che consuma corpi più che integrarli.
Non si sostituiscono solo lavoratori: si sostituisce la possibilità di restare.
Il bacino femminile inattivo, quasi 15 milioni di donne, è la prova che il lavoro non sa accogliere la vita.
La cura resta un ostacolo privato, mai assunto come questione pubblica.
Nel Mezzogiorno, giovani diplomati e laureati continuano a oscillare tra inattività e fuga, non per mancanza di titoli, ma per mancanza di futuro.
Le imprese chiedono tecnici, operai, manutentori, personale di ristorazione, ma non offrono condizioni che permettano accettare e di restare.
Il sindacato, come le tre scimmiette, vede il problema, ma spesso difende l’esistente invece di immaginare il nuovo.
La politica migratoria resta chiusa, emergenziale, incapace di leggere il mismatch come occasione di integrazione programmata.

Il Report dice che il Paese non riesce a far incontrare lavoro e vita.
La crisi italiana si gioca nella distanza tra ciò che il lavoro chiede e ciò che la società offre.
Alfredo Magnifico



Commenti