Guardare oltre “la bozza” CGIL CISL UIL per una vera democrazia costituzionale nei posti di lavoro
- redazione informamolise
- 22 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Il 17 giugno CGIL CISL UIL hanno sottoscritto tra di loro un patto che peggiorerà le condizioni delle lavoratrici dei lavoratori, il documento delle segreterie confederali ha lo scopo di aprire un negoziato per giungere a un “accordo quadro” con tutte le principali controparti imprenditoriali, dalla Confindustria, alla Confcommercio, alla Confedilizia, eccetera.

Lo scopo sarebbe quello di sottoscrivere un accordo che disciplini tutta la contrattazione dall’alto, in modo da evitare “i cosiddetti contratti pirata”.
CGIL CISL UIL propongono di estendere a tutti i settori lavorativi il “Patto della Fabbrica”, sottoscritto con la Confindustria nel 2018.l’accordo riassumeva e peggiorava trent’anni di patti di concertazione, a partire da quelli del 92/93 che abolirono la scala mobile, ridussero il contratto nazionale al recupero, in ritardo e parziale, del potere d’acquisto e la contrattazione aziendale alle elargizioni dell’impresa.
Chi scrive è entrato per la prima volta in una sede sindacale nel lontano 1977 ed ha sempre creduto: nella democrazia, a partire dai luoghi di lavoro e al valore associativo del sindacato, ci ha creduto a tal punto da avere contatti continui con tutte le organizzazioni sindacali e non solo CGIL-CISL-UIL.
Con o senza “Legge” ho sempre ritenuto che i lavoratori e le lavoratrici possano scegliere e organizzarsi liberamente nel sindacato che più gli aggrada ,è una questione di democrazia che riguarda le organizzazioni sindacali (articolo 39 della Costituzione).
Ritengo pericoloso imporre la democrazia interna a partiti e sindacati con la forza dello Stato, io la chiamo la “MORDACCHIA” auspicherei un minimo di controllo e un pizzico di rispondenza tra quanto è reale e quanto è proclamato, considero paradossale che si chiedano meno controlli a organizzazioni con milioni di iscritti e strutture enormi eroganti servizi, rispetto alle piccole associazioni post riforma del terzo settore.
Nell'accordo, francamente non ci trovo niente di appetibile per i lavoratori e mi accorgo che a Cgil -Cisl-Uil gli ultimi quindici anni di tensioni geopolitiche e di oscillazioni dei prezzi dell'energia sembrano non aver insegnato nulla poichè viene confermato il riferimento all’indice IPCA NEI (cioè depurato dei prezzi dei prodotti energetici).
Ritengo risibile, perché non esigibile, viste le reali dinamiche temporali periodiche dei rinnovi contrattuali, la proposta di verifiche annuali tra le parti sull'andamento del costo della vita. Questa è una “gnagnarella” partita dall’abolizione della scala mobile e mai attuata.
Il punto incisivo dell'accordo è la definizione del TEM (trattamento economico minimo) e TEC (trattamento economico complessivo).
I lavoratori italiani sono gli unici, nei paesi dell’OCSE, ad aver perso potere d’acquisto negli ultimi decenni ed è evidente a tutti, tranne che ai gruppi dirigenti confederali, che i tanti accordi di concertazione centralizzata tra le “parti sociali” siano corresponsabili di questo disastro.
Dalla firma del Patto della Fabbrica nel 2018 ad oggi, secondo l’Istat i salari dei lavoratori hanno perso dall’ 8,5 all’11% rispetto all’inflazione, una mensilità in meno.
Protarviamente invece che trarre un bilancio dal fallimentare accordo sottoscritto, le confederazioni si propongono di estenderlo a tutti i settori.
Nella bozza di accordo vi è un unico passaggio, a mio parere, positivo (ma tutto da gestire concretamente, organizzativamente, giuridicamente) sul fatto che le Parti (sempre i confederali...) introdurranno meccanismi che consentano l'elezione delle RSU anche su iniziativa dei lavoratori.
Cgil Cisl e Uil si saranno rese conto che le aziende in cui i rappresentanti sindacali unitari sono eletti democraticamente sono, in realtà, sempre meno.
Insomma, un accordo che registra il deludente e antidemocratico quadro esistente e che, attende, comunque, i peggioramenti per i lavoratori che verranno proposti dal mondo associato delle imprese.
Il “Mondo delle imprese”, appare contento analizzando la reazione ufficiale al testo di Confindustria, "È positivo che i sindacati abbiano trovato una linea comune, il documento che abbiamo ricevuto da loro è una buona base di discussione e continueremo il confronto con l'aspettativa di arrivare a un'intesa in tempi brevi".
Evito sproloqui sulle richieste di: formazione continua, certificazione delle competenze che dovrebbero essere realmente esigibili e non postille aggiunte ad intese generali.
Le RSU, vennero introdotte in Italia nel 1991, dapprima nel settore privato, con l'accordo interconfederale CGIL-CISL-UIL del 1º marzo 1991 e, successivamente, con l'accordo del 23 luglio del 1993 tra le suddette organizzazioni sindacali e Confindustria (Protocollo Ciampi-Giugni) in tutte le organizzazioni produttive private con più di 15 dipendenti.
La RSU andava a sostituire i precedenti Consigli di fabbrica.
Vorrei chiedere ai tre quanti verbali di elezioni RSU custodiscono negli archivi, io in 40 anni ho sempre fatto RSA e mai RSU.
Rispetto alle RSA non va dimenticata la perdita di rappresentanza diretta nei luoghi di lavoro: le regole stabilite dal Testo Unico favoriscono l'istituzione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) con la perdita di rappresentatività immagino quanto sia difficile per i tre doversi confrontare con i sindacati non in capo a loro.
Mi auguro che il patto tra privati diventi legge dello stato e che le decisioni ritornino in capo ai lavoratori.
La mossa, chiaramente, tende ad aggirare la sentenza n. 156 del 30 ottobre 2025, attraverso la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato (senza esserne sufficientemente conseguente) l'illegittimità dell'attuale articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori.
La norma è stata bocciata nella parte in cui escludeva le sigle sindacali firmatarie di contratti dalla possibilità di costituire Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA).
I punti chiave della pronuncia della Consulta includono: l’estensione dei diritti: Il diritto di costituire una RSA e di accedere ai diritti sindacali (ex Titolo III dello Statuto dei Lavoratori) non è più un'esclusiva dei soli sindacati firmatari del contratto applicato in azienda; il riconoscimento delle sigle minoritarie: la tutela viene ampliata alle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale", anche se non hanno firmato il contratto collettivo o partecipato alle relative trattative aziendali; Rappresentatività effettiva: La Corte ha ritenuto irragionevole legare l'agibilità sindacale alla sola sottoscrizione degli accordi, tutelando invece il pluralismo e la rappresentatività effettiva delle organizzazioni nei luoghi di lavoro.
Ma il mondo delle grandi associazioni, il mondo della cultura, tutti coloro che hanno a cuore la democrazia sostanziale e sussidiaria nel nostro Paese, dovrebbero dire la loro e legittimamente entrare nelle segrete stanze e dare una controllatina, credo che le regole della rappresentanza e della contrattazione riguardino tutti, non le singole sigle.
Ho sognato un mondo perfetto a 74 anni rimane una chimera, ma se posso vorrei contribuire fino alla fine a renderlo almeno un po' migliore, maggiormente partecipato, coraggiosamente aperto.
La conquista di una stabile ed effettiva democrazia nei luoghi di lavoro è essenziale per il mantenimento della democrazia nella società.
Se milioni di lavoratori per la maggior parte del loro tempo attivo vengono costretti a subire metodi autoritari, o ridotti in schiavitù e peggio, pone un interrogativo e crea le condizioni perchè quel modello pervada l'insieme della società.
Piuttosto che puntare il dito sui fantasmagorici contratti pirata, diventata lo specchietto per le allodole, si orienti la lotta su; appalti, sub appalti, lavoro nero ed evasione fiscale, di certo, ne godremmo tutti, soprattutto chi si alza la mattina per andare a lavorare e non sa se va a finire all’obitorio.
Alfredo Magnifico


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