Gli stipendi in Italia: lavoratori insoddisfatti
- redazione informamolise
- 10 giu
- Tempo di lettura: 3 min
L’ indagine “Gli stipendi in Italia” realizzata dall'Osservatorio di Nhrg con l'obiettivo di analizzare la situazione salariale nel nostro Paese attraverso il punto di vista diretto dei lavoratori.
All'indagine hanno partecipato lavoratori dipendenti diretti dell'azienda, lavoratori somministrati attualmente in forza o dimessi e follower della pagina LinkedIn di Nhrg, offrendo così uno spaccato ampio e trasversale del mondo del lavoro.
Il tema degli stipendi è sempre attuale e sempre di più le aziende vivono la difficoltà di garantire ai lavoratori una remunerazione rispondente alle loro aspettative, in relazione ai costi e alla competitività di mercato.
I rapporti Ocse/Istat, dicono che il 76% degli italiani guadagna meno di 30mila euro lordi annui e che l'Italia è al 22esimo posto su 38 Paesi Ocse per salari medi, posizionandosi ultima tra i grandi Paesi europei per crescita degli stipendi reali negli ultimi 30 anni.
Dai dati emerge che il 67,24% dei partecipanti rientra nella fascia d'età compresa tra i 26 e i 50 anni, tra questi, il 38,5% dichiara una Ral-(retribuzione annua lorda) inferiore ai 18mila euro, mentre il 40,8% si colloca nella fascia tra i 18 mila e i 28 mila euro.
La ricerca evidenzia una forte percezione di stagnazione salariale: soltanto il 29,89% dei lavoratori intervistati afferma di aver ricevuto un aumento di Ral o un avanzamento di livello negli ultimi due anni.
Il 41,21% ritiene che il proprio stipendio non sia adeguato alle mansioni svolte, all'esperienza maturata né alle condizioni generali del mercato del lavoro, il 67,24% dei lavoratori dichiara di non riuscire a risparmiare regolarmente, mentre il 41% sostiene che lo stress economico influisca in maniera rilevante sul proprio benessere personale e sulla qualità del lavoro.
Il 91,95%, ritiene necessario un aumento della propria retribuzione nei prossimi 12 mesi.
Le aspettative di incremento salariale risultano distribuite in modo piuttosto omogeneo tra il 5% e il 20% della Ral, i lavoratori individuano come priorità assoluta l'adozione di sistemi oggettivi di valutazione delle competenze e delle performance, ritenuti fondamentali per garantire una gestione meritocratica e non ad personam delle risorse umane.
L'aumento della retribuzione si colloca al secondo posto tra le azioni considerate più efficaci per migliorare la soddisfazione lavorativa, si sente una forte esigenza di strumenti trasparenti ed equi di valutazione professionale, in grado di sostenere percorsi di crescita retributiva basati sul merito e di aumentare il livello di soddisfazione dei dipendenti.
Tra le misure considerate di maggiore valore aggiunto figurano benefit aziendali, welfare e smart working, percepiti come strumenti necessari soprattutto nei casi in cui non sia possibile intervenire direttamente sulla retribuzione base.
Molti lavoratori sottolineano la scarsa conoscenza, da parte delle aziende, delle reali competenze e professionalità interne, fattore che alimenterebbe dinamiche poco meritocratiche e trattamenti percepiti come non equi.
Il 20% degli intervistati dichiara di lavorare in un'azienda considerata equa e in grado di garantire soddisfazione retributiva.
L’indagine evidenzia che sono 20-30 anni che i nostri stipendi in confronto ai Paesi dell'Europa occidentale e dell'Ocse crescono poco, bisogna fare qualcosa e bisogna lavorare su tanti punti: il cuneo fiscale che è alto, velocizzare i rinnovi di tanti contratti collettivi nazionali che spesso tardano a essere rinnovati, il lavoro nero, che in Italia conta più di tre milioni di lavoratori.
L'economia sommersa pesa per il 10% del Pil, importantissimo è aiutare le aziende a essere più produttive e puntare sulla formazione delle persone, perché le persone sono il vero valore e il vero patrimonio delle aziende, quindi formarle per creare delle competenze per farli guadagnare di più, puntare sul miglioramento del potere d'acquisto di tutti i lavoratori».
Alfredo Magnifico



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