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Fuga di laureati: 100 mila in cinque anni

  • redazione informamolise
  • 19 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Due ricerche Istat e Bankitalia per il Sole 24 Ore affermano che l’Italia continua a perdere giovani laureati: sono 100.000 in meno in cinque anni. 


Nello specifico si tratta di 25.000 espatri all’anno a fronte di soli 4.000 rientri, con una perdita economica per il nostro Paese stimata in 160 miliardi di euro dal 2011.

Istat analizza i flussi migratori in uscita dall’Italia che  evidenziano una sproporzione crescente tra quanti decidono di partire e coloro che scelgono di ritornare.

Prendendo in esame la sola fascia tra i 25 e i 34 anni, l’Istituto certifica che nell'arco di un unico anno si sono registrati oltre 25.000 espatri di laureati, professionisti qualificati, a fronte di appena 4.000 rientri. Il risultato è un saldo netto negativo che sfiora le 21.000 unità in soli dodici mesi.


L’indagine analizza le mete dei nuovi emigranti: le preferite sono Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, tutti Stati che beneficiano delle competenze formate in università italiane.


La percentuale di laureati sul totale degli emigrati è salita drasticamente, passando dal 18% registrato nel 2012 fino a toccare il 26% negli anni più recenti, un’ esodo diventato più selettivo e orientato verso l’alto in termini di competenze.

L’indagine di Bankitalia spiega che a  spingere i giovani e le giovani a emigrare è una necessità dettata dalle condizioni del mercato interno, in altri termini, chi possiede i titoli accademici più elevati, come i dottori di ricerca, si scontra troppo spesso con barriere invalicabili: ben il 10,4% di chi consegue il titolo più alto della formazione universitaria lavora stabilmente all'estero.


Alla domanda perché del trasferimento, l’81,7% degli interessati indica l'assoluta mancanza di opportunità d'impiego coerente e adeguata al percorso di studi effettuati, mentre per il 73,7% è la questione salariale: le retribuzioni offerte negli altri Paesi sono nettamente superiori a parità di mansione.


Istat, inoltre, afferma che l’Italia continua a soffrire di un deficit di laureati: nella fascia d'età compresa tra i 25 e i 34 anni, solo il 31,6% della popolazione ha completato il percorso universitario, contro una media dell'Unione europea che si attesta al 44,1%, anche se si è triplicato il numero dei laureati annui rispetto agli anni Novanta, lo scarto rispetto all’Europa resta profondo, anche se i laureati sono pochi non si riesce a trattenerli.


Diverse ricerche affermano che la formazione accademica resta il modo migliore per entrare nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione per chi ha un titolo raggiunge l’85,3%, contro il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi ha la licenza media.


Con la fuga di cervelli l’Italia ha subito una grave perdita economica, quantificabile in circa 160 miliardi di euro dal 2011 a oggi, una perdita che incide fortemente sul Pil, tra le Regioni italiane, il prezzo più alto della perdita lo pagano Lombardia e Veneto, seguite dalla Sicilia al Sud, il rischio è che l’Italia si  trasformi sempre più in un incubatore di talenti che forma a spese proprie, ma che poi vanno a generare ricchezza e valore all’estero.

Alfredo Magnifico

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