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Disuguaglianza economica, Italia tra i peggiori Paesi in Europa 

redazione informamolise
1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

L' Italia è quarto in Ue per percentuale di popolazione a rischio povertà (15,1%) secondo le rilevazioni Eurostat di settembre, l’Italia ha un coefficiente di 31, che la pone tra i Paesi più sbilanciati in termini di ricchezza in tutta Europa, peggio fanno solo Turchia (43,9), Bulgaria (37,7), Lettonia (35,6), Lituania (35,5) e alcuni Paesi dell’area balcanica (Grecia, Montenegro e Serbia tra 31 e 32), quelli più equi sono Slovacchia (23), Belgio (23,4) e Norvegia (23,7).



La disuguaglianza italiana preoccupa particolarmente perché è quarto in Ue per percentuale di popolazione a rischio povertà (15,1%), dietro a Estonia, Germania e Francia, tutte e tre attorno al 17%. 


Un dato positivo però c’è: nel 2019 il tasso di persone a rischio povertà in Italia era del 20%, un fenomeno non scontato, visto che Francia e Germania hanno peggiorato la loro posizione nello stesso arco temporale, la differenza di reddito tra il 10% più ricco e il 50% più povero della popolazione.


La disuguaglianza economica italiana, nel 2024 al 10% più ricco della popolazione andava oltre il 32% dei redditi lordi complessivi, mentre alla metà più povera il 21,6%, secondo World Inequality Database. 


I dati attuali rappresentano una regressione agli anni ‘50, quando al 10% più ricco andava il 32,9% delle risorse e alla metà più povera della popolazione il 22,8%.


Tra la metà degli anni ‘60 alla metà degli anni ‘80 la situazione era inversa, con la metà più povera della popolazione che guadagnava di più del 10% più ricco, dal 1986 il trend di disuguaglianza ha cominciato ad acuirsi, con alcune piccole flessioni in corrispondenza dei primi anni del nuovo millennio e degli anni del Covid.


In questo contesto l’effetto dato dal cuneo fiscale osservando i redditi netti, ci dice che la metà più povera guadagna il 27,5% delle risorse complessive mentre al 10% più ricco va il 27,2%. Sembrerebbe dunque che le imposte abbiano un forte impatto sul gap sociale. Eppure nel corso del tempo le tasse non sono riuscite a interrompere il trend della disuguaglianza: nel 1983 infatti i più ricchi avevano il 20,6% dei redditi netti mentre la metà più povera il 30,1%. 

Alfredo Magnifico 

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