Decreto 1° Maggio/ Serve un piano serio per il lavoro non "mezze misure"
- redazione informamolise
- 30 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Non riesco a spiegarmi l’urgenza di questo decreto alla vigilia del Primo maggio, le norme vanno fatte quando servono, andrebbero “CONTRATTATE” tra le parti, e andrebbero discusse in Parlamento.

È un decreto omnibus, che mette insieme temi diversi senza un vero filo conduttore ma soprattutto senza una partecipazione delle parti sociali.
Le norme contenute in questo decreto, prevedono risorse economiche per vari bonus si potevano tranquillamente riassumere con una operazione di proroga o reiterazione di benefici fiscali a favore dei datori di lavoro già operanti, ciò che manca, è una visione complessiva di riforma del lavoro.
In questo decreto si vedono interventi poco utili, in alcuni casi semplici correttivi; gli incentivi alle assunzioni non sono altro che proroghe ad atti che risalgono al 2018, che attingono risorse dal Fondo sociale europeo, dopo otto anni il mercato del lavoro è cambiato; dalla crisi della domanda e dalla disoccupazione siamo passati alla nuova emergenza del disallineamento (mismatch) della domanda-offerta di lavoro fino alle carenze di competenze.
Si sente la mancanza di un confronto serio e continuativo con le parti sindacali e datoriali, su questi temi serve partire dai problemi reali e condividere un percorso che porti a soluzioni il più possibile condivise.
Nonostante i numeri dicono che la disoccupazione è calata, gli inattivi sono spaventosamente aumentati al 15,2%, con 1,4-1,7 milioni di giovani coinvolti il tasso più alto in Europa, secondi, dopo la Romania.
Siamo al paradosso che il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori, soprattutto nei settori innovativi legati alle grandi transizioni digitale e verde, c’è necessità di formazione qualificata e gli I:T.S. sono ancora insufficienti.
L'occupazione è cresciuta in tutti i Paesi europei, per ragioni che prescindono dagli incentivi economici; i bonus a pioggia non aiutano la crescita del lavoro di qualità e non migliorano le retribuzioni, infatti i giovani preferiscono andare all’estero, dove sono più valorizzati e molto meglio pagati.
Legare la retribuzione equa ai contratti collettivi firmati dai sindacati più rappresentativi è una bufala poiché negli ultimi vent’anni nonostante il monopolio sindacale e nonostante che la platea dei lavoratori regolamentati da Contratti firmati dai sindacati sono una sparuta minoranza, il principio sancito dall'articolo 36 della Costituzione è diventato più uno slogan vuoto che non una via da percorrere per dare dignità a chi lavora, la vera carenza nasce dalla cecità delle associazioni datoriali e sindacali.
Sui rider, non viene aggiunto nulla di più al riconoscimento del lavoro subordinato di quanto non fatto già da parte di diversi tribunali, le sentenze dei quali hanno già fatto esplicito riferimento all’articolo 2 del Jobs act per estendere anche ai rider le tutele piene dei lavoratori subordinati.
Non basta la detassazione, a lungo termine non può più funzionare, l’indennità di vacanza contrattuale è uno strumento sperimentato all'inizio degli anni Novanta, per stimolare le imprese a rinnovare i contratti si potrebbero, ridurre o addirittura annullare le premialità fiscali e contributive, facendo venire meno le tante misure di agevolazione a pioggia oggi previste.
Infine la sicurezza sul lavoro per evitare i morti e gli infortuni, serve formazione, prevenzione ma soprattutto azzerare l’appalto, subappalto e appalto a cascata.
La repressione è diventata una barzelletta con la carenza che c’è di ispettori e forze dell’ordine che girino sui posti di lavoro, è necessario che tutti gli istituti preposti si confrontino e condividano i dati, intervenendo prima che si verifichino gli infortuni e in modo mirato proprio nelle situazioni a maggiore rischio.
Alfredo Magnifico



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