Cresce solo l’occupazione precaria
- redazione informamolise
- 2 giorni fa
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Dai dati Istat viene fuori che diminuisce il lavoro stabile e aumenta il lavoro discontinuo, i segnali sono chiari: diminuiscono le assunzioni stabili e le trasformazioni verso il tempo indeterminato, mentre cresce il ricorso ai rapporti di lavoro più discontinui.

Lo stesso viene confermato dai dati dell'Osservatorio Inps sul mercato del lavoro relativi al primo trimestre 2026 che mostrano con grande evidenza che la sfida resta quella di creare occupazione stabile, qualificata e tutelata, ma la realtà è diversa.
Nel confronto con il primo trimestre del 2025 le assunzioni a tempo indeterminato diminuiscono del 6,8% (circa 25.000 in meno). calano anche i contratti a tempo determinato (-2,4%) e l'apprendistato che con il (-7,1%), circa 5.600 attivazioni in meno, è rimasto uno dei principali strumenti di ingresso qualificato nel mercato del lavoro.
Crescono, invece, le assunzioni con contratti stagionali (+14,9%), circa 23.000 in più, gli intermittenti (+12,1%) circa 21.500 in più e i contratti in somministrazione (+3,8%).
Subiscono un crollo vertiginoso le assunzioni a tempo indeterminato (-43%), mentre aumentano quelle a termine (+6%), in forte calo anche le assunzioni agevolate (-33%), con una riduzione degli esoneri contributivi per i giovani (-54,8%), si riducono le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (-7%), circa 15 mila in meno e le conferme degli apprendisti (-4%), questi dati rappresentano segnali di una grande difficoltà nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
Queste dinamiche si inseriscono in un contesto in cui persistono forti disuguaglianze territoriali e di genere.
Le più recenti rilevazioni Istat e Inapp mostrano che i “neet” (ossia i giovani che non lavorano né studiano) continuano a essere più numerosi tra le donne (14,9% contro 11,8% degli uomini) e nel Mezzogiorno si attestano al (20,2%).
Oltre il 30% dei giovani sfiduciati che non lavorano e non cercano lavoro è inattivo da più di un anno e per quasi il 29% il principale sostegno economico proviene dalla famiglia.
Nelle nuove assunzioni crollano le forme di occupazione stabile e crescono le tipologie contrattuali più discontinue, qust’ andamento richiederebbe la necessità di rafforzare le politiche del lavoro e quelle industriali, promuovere un’occupazione stabile e qualificata, soprattutto per; giovani, donne e Mezzogiorno.
Al di la dei dati trionfalistici che a colazione, pranzo e cena, con aria giuliva ci propongono i portavoce del governo, ma poi a farci crollare le illusioni del “tutto va bene Madama la Marchesa” arrivano i dati di flusso, di Istat, INPS e Inap che misurano non solo la quantità, ma anche la qualità della nuova occupazione e riportano la fantasia alla cruda realtà.
I numeri confermano la necessità di rafforzare le politiche strutturali per il lavoro e puntare su investimenti, competenze e occupazione stabile e di qualità.
Alfredo Magnifico



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