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Concorso RIPAM, geologi esclusi: l’Ordine del Molise interviene sul bando per 882 tecnici

redazione informamolise
6 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

L'Ordine dei Geologi della Regione Molise esprime profonda indignazione per

l'esclusione delle discipline geologiche dal concorso RIPAM per 882 specialisti tecnici. Il Presidente Domenico Angelone denuncia il paradosso tra la marginalizzazione preventiva e la richiesta di soccorso post-calamità.



Nei giorni scorsi è stato pubblicato un concorso RIPAM per l’assunzione a tempo indeterminato di 882 Specialisti tecnici destinati alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, nonchè alle Città metropolitane, alle Province, alle Unioni di Comuni e ai Comuni appartenenti alle medesime

Regioni. Tra i titoli di studio ammessi figurano diverse lauree tecniche, mentre risultano escluse le lauree in discipline geologiche.


L’esclusione appare ancora più grave considerando che gli specialisti tecnici saranno chiamati a operare in ambiti direttamente connessi al territorio, alla pianificazione, all’ambiente, alle infrastrutture, alla prevenzione e alla gestione dei rischi naturali. L’Ordine dei Geologi della Regione Molise esprime profonda indignazione per

una scelta grave, incomprensibile e lesiva della tutela della pubblica incolumità.


Escludere le competenze geologiche significa indebolire concretamente la capacità dello Stato e degli enti territoriali di prevenire e gestire i rischi naturali, proprio nei settori nei quali la conoscenza del territorio, del sottosuolo e dei processi geologici costituisce una componente tecnica essenziale.


«Una scelta grave, incomprensibile e lesiva della tutela della pubblica

incolumità.»


IL PARADOSSO TRA PREVENZIONE ED EMERGENZA

«La questione – dichiara il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Molise, Dott. Geol. Domenico Angelone – non riguarda soltanto un concorso. Riguarda il ruolo che questo Paese intende riconoscere alla geologia nella tutela del territorio e della pubblica incolumità».

«Se la preparazione del geologo viene considerata non necessaria per l’accesso ai profili tecnici della Pubblica Amministrazione, anche quando si affrontano temi connessi al rischio idrogeologico, al rischio sismico, al dissesto, alle acque, alla pianificazione territoriale e alla tutela ambientale, allora è arrivato il momento di

essere coerenti fino in fondo».

Angelone lancia quindi una provocazione in vista della futura revisione della disciplina delle professioni: «A chi sarà chiamato a mettere mano al D.P.R. 328/2001 rivolgo una proposta volutamente provocatoria: si dichiari per legge la cessazione della professione di geologo. Se questa figura non serve alla Pubblica Amministrazione, se non è necessaria negli organici tecnici, se non occorre nella prevenzione, nella programmazione e nella conoscenza del territorio, allora cancelliamola definitivamente. E, per coerenza, si stabilisca anche per legge che i geologi non debbano più rilasciare dichiarazioni, valutazioni e pareri tecnici quando si verificano terremoti, frane, alluvioni e altre calamità. È evidentemente una provocazione. Ma è il paradosso al quale conduce questa impostazione: considerare superfluo il geologo prima dell’emergenza e indispensabile immediatamente dopo che l’emergenza si è verificata».

«Si dichiari per legge la cessazione della professione di geologo.»


IL NODO DEI FABBISOGNI E LE RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI LOCALI

Il Presidente dell’Ordine precisa inoltre che la responsabilità di questa situazione non può essere attribuita esclusivamente all’attuale Governo. «Sarebbe sbagliato e poco serio scaricare tutto sull’Esecutivo in carica. La progressiva marginalizzazione delle competenze geologiche nella Pubblica Amministrazione ha attraversato governi e amministrazioni di diverso orientamento politico. È un problema strutturale, che viene da lontano e che oggi il concorso RIPAM rende semplicemente più evidente».


Angelone interviene quindi sulla motivazione addotta per l’individuazione dei titoli di accesso: «Qui bisogna essere estremamente chiari. RIPAM ha ricondotto la scelta dei titoli di studio ammessi anche ai fabbisogni di personale manifestati dagli enti interessati. Tradotto in termini comprensibili a tutti, significa che l’esclusione

dei geologi viene giustificata anche sulla base delle professionalità che Regioni ed enti locali avrebbero dichiarato di avere bisogno di assumere. E allora mi rivolgo direttamente a Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane e Unioni di Comuni: sappiate che, rispetto all’esclusione dei geologi, RIPAM sta chiamando in

causa anche le vostre richieste di personale. A questo punto la domanda è inevitabile: avete davvero detto di non avere bisogno dei geologi? Avete realmente manifestato fabbisogni professionali nei quali non avete ritenuto necessario prevedere competenze geologiche? Se è così, ditelo chiaramente ai vostri cittadini e

spiegate loro perché. Se invece non è così, allora smentite questa ricostruzione e chiedete che venga corretta.

Non è accettabile che su una questione che riguarda la sicurezza del territorio si assista a un rimpallo di responsabilità. Vogliamo sapere semplicemente chi ha deciso che il geologo non servisse». «Avete davvero detto di non avere bisogno dei geologi?».


L'APPELLO AI MASS MEDIA E AI CITTADINI

Angelone rivolge quindi un messaggio diretto anche alle emittenti televisive e agli organi di informazione:

«Vorrei rivolgere un appello anche alle televisioni. Quando ci chiamerete per chiederci di spiegare cosa è successo a Niscemi, cosa è successo a Petacciato, oppure che cosa sarà accaduto al prossimo appuntamento calamitoso che inevitabilmente interesserà qualche parte del nostro Paese, questa volta chiamate il RIPAM.

Chiedete al RIPAM di spiegare perché una frana si è mossa, perché un versante è diventato instabile, perché un terremoto ha prodotto determinati effetti, perché un territorio ha ceduto e che cosa si sarebbe dovuto fare prima. Non possiamo essere considerati inutili quando bisogna formare gli organici tecnici della Pubblica

Amministrazione e diventare improvvisamente indispensabili quando bisogna spiegare ai cittadini perché una montagna è franata, perché una strada è crollata, perché un paese è in pericolo o perché le loro case sono state danneggiate. Se non serviamo prima, non cercateci dopo. E soprattutto non cercateci al prossimo disastro

per chiederci perché è successo».

«Se non serviamo prima, non cercateci dopo.»


Infine, il Presidente dell’Ordine rivolge un appello direttamente alla popolazione: «Decidete voi se avete bisogno dei geologi oppure no. Decidete voi se ritenete necessario che esistano professionisti capaci di studiare il terreno sul quale sorgono le vostre case, le frane che interessano i vostri paesi, gli effetti locali dei terremoti,

le falde acquifere, i dissesti, l’erosione e tutti quei fenomeni naturali che possono mettere in pericolo un territorio. Decidete voi se queste competenze servono a proteggere le vostre abitazioni, le vostre comunità, le vostre famiglie e, in ultima analisi, le vostre vite. Perché questa non è una battaglia per difendere una categoria professionale. Non è una battaglia per qualche posto di lavoro in più. È una questione di pubblica incolumità.

E se qualcuno ritiene di non dover fornire spiegazioni agli Ordini professionali, allora abbia almeno il rispetto di fornirle alla gente. Spieghi ai cittadini perché il geologo viene cercato quando la terra trema, quando la montagna frana, quando un paese viene evacuato o quando il territorio cede, ma può essere escluso quando

esiste ancora il tempo per conoscere, programmare, prevenire e ridurre il rischio. Noi non chiediamo privilegi.

Chiediamo coerenza. Chiediamo chiarezza sulle responsabilità. E, soprattutto, chiediamo rispetto per la sicurezza e per la vita delle persone».

“Ah, dimenticavo. RIPAM opera nell’ambito della Presidenza del Consiglio, attraverso la Funzione pubblica, e per questo concorso agisce d’intesa con il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud. Quindi sappiamo bene a chi stiamo chiedendo risposte”.




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