CISL Molise - C’è un filo che attraversa la storia del lavoro italiano: la questione salariale
- redazione informamolise
- 16 ore fa
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Da decenni i salari crescono troppo poco mentre il costo della vita corre veloce. E oggi, nel Molise come nel resto del Paese, questo divario ha un nome che fa male: lavoro povero.
Non parliamo di chi è nel nero o nella precarietà estrema, ma di persone con contratti
regolari che ogni giorno fanno il proprio dovere e che, nonostante tutto, non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Antonio D’Alessandro Coordinatore della CISL in Molise riferisce che proprio in questo scenario la contrattazione assume un valore che va oltre la tecnica: «La contrattazione è un argine di civiltà. È lo strumento che permette di difendere il potere d’acquisto, di recuperare l’inflazione, di tutelare i redditi fissi.
Negli ultimi anni il potere d’acquisto è stato eroso da pandemia, crisi internazionali, aumento delle materie prime ed energia alle stelle. La vita costa di più, il salario vale di meno. In Molise, dove ogni euro pesa il doppio, questa è una ferita sociale che non possiamo ignorare».
Il Coordinatore prosegue ricordando il ruolo del Sindacato: «La CISL Molise lo ripete da tempo: il Sindacato deve tornare ad essere autorità salariale. Le leve sono due:
contrattazione e fiscalità. La contrattazione è il cuore, la leva fiscale è ciò che rende gli
aumenti più veri, più percepiti, più utili alle famiglie».
D’Alessandro sottolinea poi la centralità della produttività e del secondo livello: «La
produttività non è solo una questione di impresa, è una questione di sistema. Serve una contrattazione di secondo livello forte, moderna, capace di governare innovazioni,
trasformazioni, nuovi processi. Per la CISL Molise significa legare salario e qualità del
lavoro, valorizzare i territori, premiare chi produce valore, costruire partecipazione reale».
Arriva quindi al punto decisivo: «Dopo anni di battaglie, tavoli, insistenze e argomentazioni, è arrivato un risultato storico: la detassazione degli aumenti contrattuali», precisa D’Alessandro.
«Un’aliquota del 5% sugli aumenti maturandi per redditi fino a 33.000 euro. Un beneficio concreto, troppo poco ma destinato a crescere nel tempo. Ma soprattutto un segnale culturale e istituzionale: la contrattazione viene riconosciuta come valore costituzionale, come strumento di democrazia economica, come pilastro della rappresentanza».
Il Segretario osserva che questo è un segnale che parla direttamente al Molise: «Significa più salario reale nelle tasche delle persone, più dignità per chi lavora, più forza per la contrattazione territoriale, più possibilità di trattenere giovani e competenze, più equità in una regione che non può permettersi di perdere pezzi. È un risultato che non cade dall’alto: è frutto di anni di lavoro sindacale, di una visione chiara, di una determinazione che appartiene anche alla CISL».
Infine, D’Alessandro conclude: «La detassazione degli aumenti contrattuali non è solo una misura economica: è un riconoscimento, un segnale, un cambio di paradigma. Dice che il lavoro non è un costo da comprimere, ma un valore da sostenere. Dice che la contrattazione non è un ostacolo, ma un motore di equità. Dice che il Sindacato non è un residuo del passato, ma un attore essenziale della democrazia economica.
Ora tocca a noi, come CISL Molise, dare continuità a questo risultato: con contrattazione forte, presenza nei luoghi di lavoro, ascolto, responsabilità e capacità di trasformare ogni conquista in futuro».