Campobasso, al via la II^ edizione della rassegna “Oltre la Fotografia”: primo ospite Francesco Comello
- redazione informamolise
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Venerdì 20 febbraio, alle ore 18, presso le sale del Circolo Sannitico di Campobasso, si terrà l’incontro con Francesco Comello.
L’evento è inserito all’interno della seconda edizione del progetto “Oltre la Fotografia”, promossa dall’associazione Il Cavaliere di San Biase aps con Molise Foto Incontri Fotografici in collaborazione con il Comune di Campobasso e Paideia.

La rassegna prevede una serie di quattro incontri con cadenza mensile durante i quali si alterneranno giovani fotografi con all’attivo grandi riconoscimenti e straordinari professionisti che hanno fatto la storia della fotografia in Italia.
Il format - nato dalla volontà di esplorare il linguaggio visivo in tutte le sue sfaccettature - dopo lo straordinario successo della passata stagione, si conferma un punto di riferimento per gli appassionati e per chiunque desideri riscoprire il valore culturale dell'immagine, dichiara la presidente Antonella Struzzolino. In un’epoca dominata dal consumo frenetico di contenuti digitali, dove lo scatto rischia di diventare un bene fugace, "Oltre la Fotografia" si propone come una
controtendenza necessaria. L’obiettivo della rassegna è restituire spessore e anima al reportage, trasformandolo da semplice documento a strumento di conoscenza e dialogo. Gli incontri con i professionisti del settore non saranno semplici presentazioni tecniche, ma veri e propri viaggi dietro le quinte dell’opera, aggiunge. Attraverso la voce dei protagonisti, il pubblico potrà scoprire la genesi dei lavori, le emozioni vissute sul campo e il significato profondo che si cela dietro
l'obiettivo.
Un’occasione preziosa per rallentare, riflettere e confrontarsi sul potere comunicativo
della fotografia. Il primo ospite sarà Francesco Comello, autore del progetto fotografico “L’isola della salvezza”. Attraverso un’indagine fotografica rigorosa, Comello racconta la genesi e l’evoluzione di un luogo, a pochi passi dal caos della statale che collega Mosca a Yaroslavl, che sembra emergere dalle pagine di un romanzo dell’Ottocento.
Fondata nei primi anni Novanta da un prete ortodosso come piccola confraternita basata sui precetti evangelici, la comunità si è evoluta in un centro spirituale, educativo e culturale unico nel suo genere. Quella che era nata come una comune di trenta persone è oggi una realtà consolidata che accoglie 300 giovani, molti dei quali caratterizzati da storie familiari complesse o provenienti da situazioni di marcato disagio sociale.
"Il mio legame con la Russia ha radici profonde, nate da un primo incontro nel 2008. È stato in quel periodo che ho avvertito l’esigenza vitale di trasformare la mia esperienza in un racconto fotografico strutturato, spiega Comello. La scintilla è scoccata grazie all'amicizia con una scultrice di San Pietroburgo, conosciuta in Italia durante un simposio internazionale di scultura. La sua scelta radicale di cambiare vita, abbandonando la metropoli per trasferirsi in un piccolo villaggio del Nord, è diventata la mia porta d'accesso a una Russia autentica e contadina. Tra il 2008 e il
2011, attraverso quattro viaggi di un mese ciascuno, mi sono immerso in una realtà che appare impermeabile ai grandi stravolgimenti della storia. Con la mia lente, ho voluto fermare il tempo di questi luoghi, documentando un quotidiano che resiste, intatto, al di fuori della modernità", conclude.
Il lavoro di Comello analizza con precisione la struttura interna di questo microcosmo, definibile come una vera e propria utopia ottocentesca. All’interno della comunità, la quotidianità è regolata da un distacco totale dagli standard della società contemporanea: l’assenza di internet, telefoni cellulari e televisione, unita all'esclusione dell'uso del denaro, definisce un ambiente dove il tempo
è scandito dal lavoro agricolo e dallo studio. In questo contesto, l’educazione dei ragazzi si articola tra la lettura di testi classici nella grande biblioteca e l’addestramento fisico, sotto l’egida di valori cardine quali la fede e la patria.
L’opera documentaria di Comello restituisce l’immagine di una via di fuga strutturata, un sistema che trova nella rigidità delle tradizioni e nella disciplina una risposta alla complessità del mondo esterno. Il risultato è un racconto asciutto e sospeso che esplora un modello educativo fondato sul recupero integrale dell’individuo attraverso il silenzio e la vita comunitaria, lontano dalle dinamiche del presente.
BIOGRAFIA
Fotografo freelance friulano, costruisce i propri lavori attraverso viaggi e immersioni in comunità lontane, con attenzione a radici, identità e memoria. Con L’isola della salvezza ottiene il World Report Award | Documenting Humanity - Spotlight (2016) e World Press Photo 2017 (3^ premio, Daily Life - Stories); nel 2018 pubblica il volume Yo soy Fidel; nel 2019 è Autore FIAF dell’anno. Espone in Italia e anche all’estero.



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