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Aumenta il conflitto, diminuisce lo sciopero

  • redazione informamolise
  • 14 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Il 17 Febbraio 1600 Giordano Bruno scriveva: “Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo”.



Oggi sembra che tutto sia comprabile, non esiste più la libertà di esprimere liberamente un pensiero, non esiste più un luogo di aggregazione, siamo diventati schiavi del pifferaio magico privi di pensiero e di autonomia e cosi mentre il valore del lavoro crolla ci si lascia cullare dalle varie indizioni di sciopero che non danno, così come concepite nessuna risposta al lavoro che si impoverisce sempre di più.


Il 2025,infatti, ha registrato 1.482 scioperi proclamati, in calo rispetto ai 1.633 del 2024, ma con un dato rivelatore: solo 536 sono stati effettivamente realizzati, circa 44 al mese, mentre le revoche sono esplose a 946, quasi il doppio dell’anno precedente, questo significa che la conflittualità formale esiste, ma non arriva mai allo scontro aperto, siamo arrivati al famoso can che abbaia non morde, l’Italia è un Paese che minaccia ma non agisce, che protesta ma si ritira, che alza la mano e poi la abbassa.


I trasporti restano l’unico settore dove la protesta è ancora visibile: 626 scioperi proclamati nel 2025, quasi la metà del totale nazionale, è l’ultimo spazio dove il conflitto è ancora collettivo, ancora pubblico, ancora riconoscibile.

Tutto il resto del mondo del lavoro, invece, si muove nell’ombra, attuando la resistenza silenziosa: burnout, disaffezione, fuga, così che da una parte gli scioperi diminuiscono, dall’altra cresce la sofferenza individuale.


Solo il 6% dei lavoratori italiani si dichiara pienamente motivato, contro una media europea del 13%.

Il 31% si sente stanco già al mattino e altrettanti si dichiarano “emotivamente esauriti” dal proprio lavoro.


Uno su cinque presenta contemporaneamente tutti i sintomi del burnout (STRESS Lavorativo), configurando un rischio elevato di collasso psicologico e produttivo.

Il 73% vive stress e ansia significativi, e quasi un terzo è già entrato in burnout conclamato.


Questi numeri raccontano un Paese che non sciopera perché è troppo stanco per farlo, troppo isolato, troppo precarizzato, troppo convinto che il conflitto sia un fallimento personale.


Il paradosso italiano: meno scioperi, più fratture, la riduzione degli scioperi non è indice di pacificazione: segnala ritiro così Il conflitto non scompare: si interiorizza è cosl cresce.

·        turnover e dimissioni.

·        disaffezione.

·        distanza tra lavoratori e organizzazioni.

·        solitudine come forma di autodifesa.


L’Italia è diventato un Paese che lavora senza crederci, che produce senza partecipare, che obbedisce senza aderire, si sta gestendo una democrazia senza la voce dei Lavoratori.                  

Lo sciopero non era solo un gesto: era un linguaggio, la sua scomparsa non è un dettaglio tecnico, è un vuoto politico, quando il conflitto non parla più, la democrazia perde uno dei suoi sensi: l’udito.


E allora la domanda diventa ancora più urgente: come si ricostruisce un “noi collettivo” in un Paese dove la resistenza è diventata un fatto privato, silenzioso, invisibile?

Alfredo Magnifico

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