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Appalti: stesso lavoro, stessi diritti e salari

  • redazione informamolise
  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Non credo che il decreto primo maggio  realizzi qualche speranza ma ci sono priorità che non possono più aspettare.


Serve ridare dignità a un sistema fuori controllo, quello degli appalti, dove avvengono troppi infortuni e morti sul lavoro, non c’è luogo di lavoro – pubblico o privato, azienda grande o piccola – dove non operino donne e uomini in appalto, subappalto, fornitura, queste persone spesso lavorano accanto ai dipendenti dell’impresa committente, svolgono le stesse mansioni, assicurano la produzione o i servizi ai clienti e, nel caso delle pubbliche amministrazioni, ai cittadini, eppure hanno spesso meno diritti e tutele: salari più bassi e minori garanzie, ma anche maggiore esposizione a incidenti, infortuni, malattie professionali, oltre che a pressioni e ricatti quando lo stesso appalto scade e va rinnovato.


Nel tempo l’appalto si è trasformato in molti casi in una vera e propria condizione di “sfruttamento permanente” a causa di leggi sbagliate e di scelte imprenditoriali poco lungimiranti, insomma: da una possibilità legittima per essere più produttivi e più flessibili, offrire più servizi o produrre più beni, l’appalto è diventato un modo per molte aziende di competere esclusivamente riducendo i costi del lavoro.


Occorre migliorare diritti e tutele, rendendo tutti i lavoratori e le lavoratrici, dipendenti o autonomi, più forti e in grado di difendere meglio il proprio salario, la propria professionalità, la propria creatività, investendo così su più stabilità occupazionale, più qualità e più innovazione a vantaggio di imprese moderne ed efficienti, più salario, più diritti e più sicurezza non sono solo una necessità urgente per i lavoratori e le lavoratrici, ma sono una condizione necessaria per uno sviluppo sociale sostenibile, per aumentare la produttività, la qualità e la capacità di competere di tutto il sistema produttivo italiano.

Alfredo Magnifico.

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