Rappresentanza di genere/ Manzo (M5S): Legge discussa senza proponente e non condivisa

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Chi pensa che la rappresentanza di genere negli organismi decisionali sia materia da comprimere all’interno di schemi preconcetti, o peggio, di regole politiche, fatica a comprendere che un tema simile debba naturalmente essere affrontato solo in base alla propria sensibilità.
La decisione di affrontare una proposta di legge importante come quella che mira ad attuare “la piena parità tra uomini e donne nella vita sociale, culturale, economica, politica e istituzionale” non può essere affrontata innanzitutto in assenza del proponente: non è un fatto regolamentare, ma una questione di democrazia. Per questo esprimo la mia solidarietà alla firmataria, Micaela Fanelli.
Ma una legge del genere non può essere affrontata neanche, come avvenuto, a Consiglio mezzo vuoto e senza parere della Commissione di Parità che per legge istitutiva si esprime sulle proposte di legge che riguardano i temi di cui si occupa. E in questo caso aggiungo che ciò non è potuto avvenire, perché una Commissione del genere, dopo oltre un anno e mezzo di legislatura, non è stata ancora insediata.
Una legge di tale significato, inoltre, andava condivisa dalla Prima Commissione con il territorio, con tutti gli organi interessati, con la Consigliera di Parità, ascoltando il Garante per i diritti della persona o i gruppi di promozione della Parità. In questo modo il Consiglio regionale avrebbe avuto un supporto in più, maggiori spunti di riflessione. Per questo ho ritenuto e ritengo ancora che una legge simile andava rinviata in Commissione, per essere approfondita e condivisa con chi si occupa di certi temi ogni giorno.
So bene che il tema delle quote rosa divide. Io stessa, non ho problemi a dirlo, nel corso del tempo ho cambiato opinione. Il confronto avuto in questi anni con i soggetti e le istituzioni che si occupano di parità di genere anche e soprattutto negli organi decisionali mi ha spinto a pensare che, forse, proprio stabilire con legge la parità di genere sia un passo verso la rivoluzione culturale che nel tempo dà possibilità alle persone di ricoprire determinati ruoli a prescindere dal genere di appartenenza. Del resto è accaduto anche con l’apertura al voto alle donne. Spesso non si può attendere il cambio di mentalità, ma a un certo punto il legislatore capisce che c’è necessità di garantire un diritto attraverso una norma volta a sanare la frequente penalizzazione di ordine morale ed economico che le donne hanno spesso sofferto e soffrono.
Ad ogni modo, in definitiva credo che una proposta di legge meritasse più rispetto anziché l’arroccarsi dietro un iniquo immobilismo che troppo spesso rischia di cristallizzarsi in quel triste fenomeno definito esclusione sociale.

Questa la nota della consigliera regionale del M5S Patrizia Manzo.

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