Ortis (M5S): l’Italia sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel dominio cibernetico

Nuove competenze alla Difesa, nell’ambito del quadro strategico nazionale per la sicurezza e la difesa cibernetica. E’ quanto contenuto nel Disegno di legge di conversione, con modifiche, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, recante disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.


Come spiega il portavoce del MoVimento 5 Stelle al Senato, Fabrizio Ortis, componente della Commissione Difesa a Palazzo Madama e relatore proprio in commissione del Ddl, l’Italia, proprio con riferimento alla Difesa nazionale, sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel dominio cibernetico. Tale dominio è infatti un elemento essenziale di sicurezza per la condotta delle operazioni, la protezione delle informazioni e la tutela delle Forze Armate. Il potenziamento delle capacità svolge poi un ruolo essenziale nell’architettura strategica nazionale di cyber defence.


Nel nostro Paese abbiamo già il Comando interforze per le operazioni cibernetiche (CIOC), deputato alla protezione dei sistemi e delle reti del Dicastero e all’effettuazione delle operazioni in campo cibernetico, e ora ci sarà l’istituzione di uno specifico fondo, volto a dotare il Dicastero medesimo di piena autonomia di spesa per lo sviluppo di una efficace capacità di difesa cibernetica.


Nel Ddl, in particolare, viene istituito il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. “Con ciò – aggiunge Ortis – ci si propone di garantire la sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici necessari allo svolgimento di funzioni o alla prestazione di servizi dalla cui discontinuità possa derivare un pregiudizio alla sicurezza nazionale.

Inoltre, sono stabilite disposizioni particolari alle forniture di beni e servizi per le tecnologie per l’informazione e la comunicazione (denominate ICT). Per le forniture al Ministero della difesa di beni, sistemi e servizi ICT, il medesimo Ministero procede attraverso un proprio Centro di valutazione in raccordo con la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico a valutare l’impatto sulla sicurezza delle tecnologie utilizzate nel nostro Paese, come il famoso 5G”.

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